Intervista: Psychofagist

Nessuna Descrizione Ritorano nello spazio intervista i bravi e italianissimi Psychofagist, ormai considerabili tra i punti di riferimento per la scena metal estrema del bel palese (ma anche dell'europa). Il tempo passa ma ogni occasione sembra buona per dimostrare il proprio valore per gli Psychofagist che anche stavolta di hanno deliziato con il loro ultimo "Songs of Faint and Distortion", disco complesso ma dalla forte carica emozionale. A voi la lettura della nostra chiacchierata col chitarrista Stefano Ferrian.

 

Bentornati ragazzi sulle pagine di Metalwave. Ormai abbiamo avuto modo di ascoltare sia lo split con gli Antigama che il vostro ‘Unique Negligible Forms’. Da poco siamo usciti piuttosto malconci (si fa per dire) dalla vostra ultima fatica, il tanto acclamato ‘Songs of Faint and Distortion’, album che ci ha entusiasmato non poco e che ci ha offerto una visuale ancora più ampia della vostra produzione. Volete parlarci un po’ del disco nel dettaglio?

Personalmente devo dire di essere estremamente felice di "Songs Of Faint And Distortion". Durante il mixaggio per la prima volta percepivo qualcosa di strano a riguardo dei brani contenuti nel nuovo disco e per qualche giorno non riuscivo nemmeno ad averne un giudizio a riguardo. Ora che è passato un po' di tempo credo di poter affermare che il nuovo disco è di sicuro la nostra migliore uscita al momento. Trovo che il bilanciamento tra le parti "catchy" e quelle più schizzoidi sia perfettamente equilibrato e sicuramente nel complesso penso sia la nostra uscita più matura.

La collaborazione con i Napalmed è senza dubbio una mossa coraggiosa ma che ha conferito a ‘Songs of Faint…” un’aria di sperimentazione sonora di alto livello. Com’è stato lavorare con questo progetto noise?

Da parte nostra è stato un vero piacere avere la possibilità di lavorare con i Napalmed. Non avendo la possibilità di incontrarci di persona - vivendo loro in Repubblica Ceca - si è lavorato principalmente scambiandoci materiale e idee tramite Internet. In alcuni brani avere a disposizione materiale diverso dal solito ci ha anche permesso di pensare in modo differente anche dal punto di vista compositivo.

Parlando di testi, cosa e in che modo intendete esprimere all’interno dei vostri pezzi?

Nei nostri testi non ci sono messaggi o temi particolari, cerchiamo semplicemente di trovare soluzioni che accompagnino in modo adeguato la nostra proposta musicale. Da qualche tempo a questa parte questo lato lo cura esclusivamente Marcello. Tendenzialmente lavora su metafore o allegorie ispirate dalla vita moderna e da quello che ci circonda con un tocco molto personale e spesso abbastanza ermetico!

Sempre più lettori (ma in fondo anche noi) sono curiosi di venire a conoscenza della strumentazione della band che viene intervistata perciò qual è la vostra attrezzatura? Descrivetecela.

Chamanka, farineira, fusti di Grafenwalder suonati con cacciatorini, zenzero fresco, miele e noci, espresso doppio, un quantitativo inumano di fisherman, becherovka ed ettolitri di vitamina C... Insomma informazioni riservate!

La scorsa volta vi avevo chiesto cosa pensavate della tanto discussa scena metal italiana. Diciamo che avete espresso un parere molto oggettivo e giustamente provocatorio. La vostra idea è mutata nel frattempo oppure siete ancora convinti della situazione così disastrata che c’è in Italia?

Dopo il tour italiano penso di poter affermare che nella scorsa intervista siamo stati fin troppo ottimisti. Non esiste nessuna scena in Italia e al momento a quanto pare a nessuno frega più una beneamata mazza della musica se non a scopi ricreativi. Non c'è più un pubblico per certe cose e nessuno ha più la curiosità di scoprire nuovi suoni. Quello che conta oggi è la moda e poco importa se la band sul palco vale qualcosa o meno. L'unica scena che esiste al momento è quella così detta "alternativa" che permette a molta gente di sfoggiare tagli improbabili... La musica però è un'altra cosa. L'unica cosa che funziona e che continua ad attirare seguaci è l'ennesimo revival dei primi novanta. Basta prendere un genere già visto, cambiargli etichetta, associargli una nuova immagine e il gioco è fatto. L'unico underground che funziona è di tendenza, tutti gli altri sono come beduini nel deserto, con una direzione ben precisa nella mente ma senza punti di riferimento. Fuori dalla nostra bella Italia grazie al cielo la situazione è leggermente diversa.

Tornando a ‘Songs of Faint and Distortion’ e in particolare alla sua promozione. Avete in ballo qualcosa di grosso? Una pubblicazione di così alta qualità necessiterà senz’altro di una divulgazione notevole.

Al momento ci siamo affidati alle sapienti mani di un promotore di disgrazie. Cerchiamo di fare il massimo con i nostri modesti mezzi ma è complicato supportare una promozione adeguata quando per essere presenti sulle riviste importanti non importa essere bravi ma piuttosto pagare svariate centinaia di euro per una recensione e un'intervista. Triste ma vero.

Voi che avete sempre proposto musica per così dire “non convenzionale”, avete mai pensato di registrare un progetto più “quadrato” oppure anche in quel caso verrebbe inevitabilmente infarcito di milioni di influenze?

Quello che proponiamo rispecchia al 100% quello che siamo e non è forzato in nessun modo. Non programmiamo nulla da questo punto di vista e ci piace essere liberi al 100% di gestire la nostra musica come ci pare e in modo istintivo. Sicuramente l'ascolto di altra musica è fondamentale per la nostra proposta. Fatta questa premessa non ci importa che sia fruibile o meno da un maggior numero di persone perché alla fine cerchiamo di comporre musica che ci piacerebbe ascoltare e che non ci annoi suonare tutte le sere quando siamo in tour. Per il resto non so cosa suoneremo tra 10 anni... Quello che so è che potrebbe essere qualsiasi cosa ma di sicuro sarà farina del nostro sacco e non il clone di qualcun altro.

Quanto conta per voi l’improvvisazione?

Tutto e niente. Nella nostra musica di improvvisazione al momento ce n'è davvero poca. In un concerto di un'ora direi che questo aspetto ricopre più o meno il 5% dell'intero set. Quello che suoniamo vive di uno schema classico fatto di strutture, riff... Semplicemente ci piace giocare con la musica e con i suoi schemi cercando di dominarla e non il contrario. Anche l'improvvisazione dal canto suo vive di schemi ben precisi, non significa suonare a caso. In ogni stile musicale quello che conta è avere una direzione, tutto il resto è secondario.

Credete che potreste osare ancora di più rispetto al novello ‘Songs of Faint and Distortion’? Avendo una creatività veramente alta avete timore che questo possa portarvi ad un livello talmente elitario da “allontanare” l’ascoltatore medio di metal estremo sperimentale?

Nell'arte di allontanare la gente siamo sempre stati dei maestri. Purtroppo e per fortuna quello che facciamo necessita di molteplici ascolti e di curiosità, quindi attenzione da parte dell'ascoltatore. Ovviamente non tutti sono disposti a dedicare all'ascolto una buona dose di impegno questo perché da molti la musica è vissuta solo a scopo ricreativo ed è del tutto comprensibile, non è una cosa che mi sento di condannare o giudicare in nessun modo. Quello che mi importa davvero è di essere onesto in quello che faccio senza preoccuparmi se allontana l'ascoltatore medio o meno tanto in fin dei conti non cambierà nulla considerato che non facciamo concerti da 500 persone a sera. Paradossalmente credo allo stesso tempo che la nostra sia una delle offerte meno elitarie sulla scena considerato che possiamo toccare i gusti di persone estremamente diverse. Tra i nostri ascoltatori ci sono appassionati di brutal come di avantgarde, improvvisazione... Personalmente credo che il nuovo disco sia un po' più "semplice" da ascoltare rispetto alle precedenti uscite. Non meno estremo come offerta ma più godibile anche a un primo ascolto.

Avete paura che un giorno la vostra vena di sublimazione in musica si affievolisca? E in tal caso accettereste compromessi pur di continuare a suonare?

Credo che ogni cosa abbia un inizio e una fine. La mia speranza è che quando non avremo più idee o ispirazione non ci ostineremo a continuare. Siamo molto critici e severi a riguardo della nostra offerta musicale, è qualcosa che prendiamo estremamente sul serio. Proprio per questo motivo non facciamo un disco all'anno. Le idee hanno bisogno di tempo per essere elaborate, assimilate e partorite.

Ve l’ho domandato la scorsa volta ma, visto che sono petulante, ve la ripropongo: date in centro-italia (ad esempio Roma)? Anche una piccola piccola?

A Marzo nel tour italiano abbiamo suonato a Roma, Pescara, Savignano Sul Rubicone, Pisa.... Quindi 4 date su 8 sono state nel centro Italia... Tu 'ndò stavi?!
(a lavorà! N.D.A.)

Avete mai pensato alla pubblicazione di un vostro DVD live?

Sarebbe una cosa simpatica... Ci avevamo pensato l'anno scorso per celebrare i 10 anni di attività ma ovviamente il problema sono sempre i soldi!

L’aspetto scenico dei vostri concerti quanto è rilevante per voi da 1 a 10? E Perché?

Credo zero. Tendenzialmente saliamo sul palco e suoniamo senza troppi fronzoli.

Bene ragazzi, vi lascio carta bianca prima di salutarci!

Vi ringrazio tanto per il supporto! ricordo ai vostri lettori che maggiori informazioni sono disponibili sul nostro sito http://www.psychofagist.com

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