Intervista: Diluve

Nessuna Descrizione Dopo aver recensito la loro ultima fatica "What The Hell?!" abbiamo rivolto qualche domanda ai toscani Diluve...

 

Da dove nasce il nome Diluve per questo originale progetto?

(Nico) Quando abbiamo cominciato a suonare abbiamo attraversato una intensa fase di ‘Hei? Come cazzo ci chiamiamo?’.
Dopo varie proposte bocciate decidemmo di rivolgerci a dei consulenti preziosi: i nostri amici. Fu proprio un mio amico a dirmi: ‘Guarda Nico, ti ci vorrebbe un nome che in inglese suoni fico, ma che in italiano ti ricolleghi mentalmente a qualcosa di potente... Come Pantera o Metallica, non deve per forza avere un senso in inglese ma deve essere fico!’. Perciò dopo varie prove optammo per Diluve, che in inglese non vuol dire niente ma suona bene e in italiano ricorda una cosa potente.. IR DILUVIO

Siete molto giovani, come vi siete avvicinati alla musica ed in particolare a questo genere?

(Nico) Le nostre influenze variano molto, ciascuno di noi ascolta molta musica e viene da generi diversi, c’è chi viene dal punk hardcore, dal grunge, dal rock settanti ano e dal metal...
Tutti i pezzi che scriviamo risentono delle nostre varie influenze ma la cosa che veramente ci accomuna è la passione per il baccano, i suoni distorti e il suonare a bpm elevati. Il tutto sempre condito da un forte amore per la melodia.

Nonostante la giovane età, i Diluve sono attivi ormai da qualche anno, avete voglia di raccontare come siete partiti ed arrivati poi alla pubblicazione di un disco concretamente?

(Nico) Siamo partiti come gruppo di amici che voleva divertirsi e far divertire suonando. Veniamo tutti dai dintorni di Pisa, e abbiamo iniziato a suonare quando eravamo al liceo. In ambito studentesco la nostra è una zona molto attiva e c’è molta gente che si sbatte per organizzare feste ed eventi soprattutto rock; perciò possiamo dire che ci siamo fatti le ossa nei cosiddetti ‘sottoscala’: suonavamo un sacco tra festini underground, occupazioni e ovunque ci fosse da fare baccano.
Passammo poi ad esibirci nei pub, nei locali e in piccoli festival girando la Toscana in lungo e in largo.
Nel 2010 pubblicammo un Ep dal titolo ‘What the Hell is Diluve…?!?’ che ci portò molta fortuna. Suonammo molto per promuovere questo lavoro, tra apparizioni in radio e concerti in giro per l’Italia e perfino all’estero. Decidemmo poi che dovevamo fare il passo successivo, perciò una volta messo da parte qualche soldo entrammo in studio per fare il nostro primo grande passo: L’ALBUM.

A proposito del neouscito “What the hell?!”, come è stata la vostra esperienza in studio? E come consigliate di affrontarla a chi si approccerà ad un contesto così professionale?

(Nico) E’ in studio che viene fuori la vera essenza di un gruppo, ed è in studio che un musicista cresce ed impara a conoscersi.
Abbiamo registrato all’FP Recording Studio di Freddy Delirio (DEATH SS; HAREM).
Il nostro è stato un lavoro molto travagliato, non eravamo consapevoli appieno dei nostri mezzi ma avevamo le idee chiare su come il disco avrebbe dovuto suonare e grazie alla supervisione e la professionalità di Freddy abbiamo affrontato questa prova con serenità e determinazione.
A tutti quelli che si apprestano a fare un esperienza di questo tipo consigliamo di essere se stessi, di seguire il proprio gusto e il proprio istinto, e di affidarsi a una persona di esperienza che li possa guidare e dalla quale possano avere molto da imparare.
Un disco è solo la fotografia di un momento, quello che rende bella una foto è proprio l’espressività, ed essa deriva dalla naturalezza e dalla spontaneità. Boia come scrivo bene!

Il palco è sempre la migliore scuola di confronto e di prova con se stessi e tra i vari componenti di un gruppo. Come vi preparate ai vostri live?

(Nico) Sala prove, sala prove e SALA PROVE! In alcune occasioni speciali ingaggiamo anche dei nostri amici per fare un po’ di scenografie e scenette varie. Ad esempio ci è capitato spesso di riprodurre dal vivo delle scene del videogioco Metal Slug, visto che abbiamo una canzone che si chiama Heavy Machine Gun, che è appunto dedicata a quella splendida saga.

Ultimamente vi siete ripetutamente esibiti in Germania, un ottimo punto di arrivo per una band nostrana. Come spiegate un tale riscontro nel pubblico tedesco?

(Nico) Beh, lì è tutto un altro paio di maniche. Diciamo solo che se hai carica e dal vivo sai coinvolgere, il pubblico tedesco ti apprezza indipendentemente dal genere che fai.
Al di là di grandi festival metal come il Wacken, lì gli Open Air estivi propongono una grande varietà di musica e la gente viene semplicemente per vedere bei gruppi ed ascoltare buona musica, sia essa metal, punk, ska o reggae. Se poi condisci il tutto con litrate di birra tedesca siamo a posto!

L'ironia e l'autoironia interpretativa è un concetto chiave nella lettura dei vostri brani. Come nasce la lirica di un vostro pezzo, quali elementi vi influenzano maggiormente?

(Nico) Non definirei il nostro atteggiamento autoironico, diciamo solo che non ci prendiamo troppo sul serio. In effetti, se mi perdonate il gioco di parole, io penso che non serva essere seri per essere presi sul serio.
Per quanto riguarda la stesura dei brani partiamo da un idea, una storia che vogliamo raccontare o un tema che vogliamo trattare, dopodiché musica e testi vengono fuori praticamente in contemporanea. Spesso ci capita di trattare argomenti seri con una vena ironica, ma è semplicemente il nostro modo di vedere il bicchiere mezzo pieno cercando di non scadere mai nel triste e scontato demenziale.

A livello invece personale. Notiamo che nella presentazione di “What the hell?!” viene segnalato come batterista Michel Hansjorg Agostini, mentre il disco è stato registrato da Gianmarco Fiaschi. Quali sono i rapporti tra i componenti dei Diluve?

Quello è stato un nostro errore di pubblicazione. Michel è nostro amico e attuale tourman e ci sta dando una grossa mano anche nella stesura dei nuovi brani. Il disco è stato registrato interamente da Gianmarco che ha curato tutte le parti di batteria fin dalla fase embrionale di ciascun brano. Per il resto siamo tutti amici di vecchia data, suoniamo insieme da diverso tempo e siamo rimasti in ottimi rapporti anche con Gianmarco, che ha deciso di dedicarsi allo studio in maniera ‘eremitica’. Ci auguriamo tutti che si lanci presto in nuovi importanti progetti perché batteristi come lui sene vedono veramente pochi.

La scena underground italiana attuale è decisamente molto prolifera, a tratti di dubbia qualità, ma sempre viva. Che visione ne avete in merito?

Seguiamo molte delle cosiddette band underground, molte delle quali riscuotono un discreto successo all’estero e in Italia non se le fila nessuno.
Nel nostro paese è molto difficile fare presa sul pubblico perché la cultura rock non è diffusa a livello popolare. Molte rockband italiane valide musicalmente risolvono questo problema puntando su liriche demenziali, soluzione che personalmente trovo d’effetto, ma alla lunga un po’ triste.
Ad ogni modo, in un mondo dove quello che conta non è la musica ma le foto che hai sullo space o i ‘mi piace’ che hai si face book trovo consolatorio vedere che ci sono molte band, anche nella nostra zona, che continuano il loro percorso senza scendere a compromessi facendosi rispettare con sangue e sudore, noi prendiamo esempio da loro e ci piace pensare che qualche baldo giovinotto potrà un giorno prendere esempio anche da noi.

Ci sono stati attimi di scoraggiamento in cui abbiate mai pensato di abbandonare il vostro progetto musicale?

Attimi di scoraggiamento ne abbiamo avuti molti e come molti gruppi abbiamo dovuto affrontare periodi di sfiga nera, ma abbiamo tirato tutti avanti facendo i nostri sacrifici senza mai neanche pensare di mollare…ed eccoci qua!

Chi sono i Diluve una volta rimessi gli strumenti a posto nella vita di ogni giorno?

I Diluve sono normalissimi ragazzi che lavorano, si divertono e sacrificano molto del loro tempo per portare avanti un progetto musicale. Abbiamo la fortuna di avere molti amici che credono in noi e col loro entusiasmo riescono sempre a tirarci su nei momenti di difficoltà. Penso che questo sia un punto di forza e una fonte d’energia invidiabile alla quale si aggiunge l’impareggiabile sostegno delle nostre famiglie. Il rock’n roll è anche questo!

Quali sono i vostri desideri per il futuro della band?

Beh, con i desideri potrei riempire sei pagine perciò mi limiterò ad illustrare i nostri prossimi progetti:
oltre alle varie manovre di promozione del disco abbiamo già pronti i pezzi per un Ep che speriamo di registrate al più presto. Questo lavoro sarà il dolcino dopo la prima portata (cioè ‘What..’) e conterrà pezzi inediti e tante sorprese. In esso sfogheremo un po’ di più la nostra energia umoristica, che poi terremo a bada per il prossimo disco (di cui stiamo già scrivendo i pezzi), nel quale tratteremo tematiche differenti e lavoreremo in modo più maturo.

Un saluto e un ringraziamento agli amici di Metalwave e a Marie che ha curato la recensione del disco!

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Intervista di Marie Articolo letto 1606 volte.

 


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