Intervista: The Ritual

Nessuna Descrizione I connazionali the ritual ci hanno stupito con un esordio col botto, rivelandosi una delle novità nostrane più interessanti dell'anno! i ragazzi hanno tutte le carte in regola per sfondare, forti come sono di un sound potente e melodico, una vera e propia brezza d'aria fresca nell'ormai sovraffollato mondo della musica che finisce con "core", e sempre e comunque nel mondo del metal. Parla con noi Marco, frontman della Band.

 

Che ne dite di iniziare raccontandoci la storia vostra e del vostro gruppo?

Nel 2002, io e Luca De Vito abbiamo fondato la band per inseguire quel sogno e quella passione che era nata in noi ascoltando band classiche del metal quali Metallica, Pantera (che hanno poi segnato una svolta successiva nel gruppo) ma ancor prima gruppi rock come Nirvana, Red hot Chili Peppers, Deep Purple e molti altri.

Come siete entrati in contatto con Marco Pastorino? Vi conoscevate già?

Marco è un amico che abbiamo conosciuto suonando in zona. Era il cantante in una cover band di miei compagni di classe che facevano power metal, da lì poi è nata una collaborazione e poi l’amicizia.

Hardcore e metal si incontrano spesso negli ultimi tempi, ma il modo in cui li avete combinati voi è qualcosa di certo più originale di quello a cui siamo stati abituati fino ad oggi. Come vi è venuta l’idea?

Non è stato programmato, io nella stesura dei brani cerco di metterci le emozioni che provo in un determinato momento, e di trasformarle in musica. Semplicemente mi è più comodo dare un maggiore spazio alla melodia e alla facilità di un pezzo. Siamo stati criticati da qualcuno per non avere un’impronta Metal più decisa (soprattutto nelle linee vocali) ma quello che i brani hanno da offrire è quello che io richiederei in una canzone.

C’è qualche gruppo dal quale vi siete sentiti ispirati?

Per quanto mi riguarda penso che l’ispirazione non si possa ricondurre a un elenco di nomi.
Secondo me è caratterizzata da un’insieme di generi a cui ogni componente del gruppo è legato. Dal pop al metal più duro passando per prog, power e molti altri.

Scrivete nel vostro sito che nel metalcore la melodia è al servizio della canzone: cosa intendete?

Forse in parte ti ho risposto qui sopra: la melodia, avendo un ruolo più importante rispetto alla tecnica fa sì che sia immediata. I commenti più frequenti dopo l’ascolto di un nostro brano, sono che la sua melodia centrale continua a ronzare in testa. La melodia è il mezzo che usiamo per far arrivare la canzone direttamente all’ascoltatore

L’idea di non usare lo scream si è imposta da subito?

Direi di sì o meglio, in questo momento e in questo album non sarebbe riuscito a rappresentare quello che volevamo trasmettere. Tuttavia, personalmente credo che sia un potente mezzo comunicativo.

Nonostante siamo di fronte a due generi non commerciali, hardcore e metal sono comunque legati a diversi atteggiamenti, o attitudini se preferite. In questo senso, a quale delle due scene vi sentite più vicini?

Direi al metal classico cercando di ringiovanirlo per farlo stare al passo coi tempi.

Parlateci un po’ dei testi e di quello che volete comunicare con questo album.

Le tematiche sono molteplici ma non ci sono fili conduttori. Pazzia, nostalgia, verità e menzogna, ipocrisia, morte… davvero moltissime. Abbiamo cercato tuttavia di trattare tali argomenti ponendoli nella vita che un individuo potrebbe davvero avere, oppure raccontando direttamente delle storie.

La vostra mi è sembrata musica molto positiva, ben lontana dalla frustrazione e la rabbia del metalcore usuale. Pensate che nel mondo metal, o magari nel mondo più in generale, ci sia bisogno di una maggiore positività?

Bisogna reagire, e non arrendersi mai. Se perdiamo l’obbiettivo da raggiungere la situazione generale, che è davvero al limite, finirà irrimediabilmente per schiacciarci.

Cosa direste a chi dice che ormai generi come rock e metal sono alla frutta, e non è più possibile scrivere musica interessante?

E’ possibili scrivere musica interessante. La difficoltà di ora è che purtroppo anche la musica NON è LIBERA. C’è troppa “censura”, proprio a livello ideologico. Il problema è quello: se i Media dicono: “il rock è finito” e “Il metal rappresenta solo una fetta di individui disadattati e satanisti” e altre cose del genere, mandano un messaggio sbagliato, che arriva a persone che intanto si subiscono reality show, talent show, e artisti che di artistico hanno davvero ben poco, e che molto spesso sono solo strumenti per fare più soldi. Personalmente finchè io vivrò sono sicuro che il rock non morirà, e conosco centinaia di persone che la pensano come me.

Quale spazio occupa la musica nella vostra vita? Parlo sia di quella che suonate che di quella che ascoltate.

Purtroppo solo il 100%, ma se si potesse andrei oltre!

Siamo alla fine dell’intervista, avete qualcos’altro da dire ai nostri lettori?

Io userei questo spazio per ringraziare voi della redazione che ci avete dato questa possibilità, e ovviamente i lettori. Il mio consiglio è quello di supportare i nuovi gruppi, perché è il ringraziamento più bello e desiderabile che possiate fare a noi musicisti, che lavoriamo duro e ci impegniamo per emozionarvi con qualche minuto di buona musica.

Colgo l’occasione per fare pubblicità anche al nostro sito http://www.therituacore.com e naturalmente al disco “Beyond The Fragile Horizon”, che dal 14 novembre 2011 potrete richiedere in tutti i negozi di dischi!

Ciao! Alla prossima!

Stay Metal!

Stay Ritual!

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Intervista di Zoro Articolo letto 1313 volte.

 


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