Intervista: Laetitia In Holocaust

Nessuna Descrizione la realtà è che per cogliere il vero frutto del male di cui il black metal si fa simulacro è necessario rivolgersi alle band sconosciute che agiscono nell'ombra, veramente ricolme di odio e frustrazione nei confronti della razza umana. chi si affida a grosse produzioni e ai nomi risonanti ne esce con dei prodotti standard, ma il black metal ormai ha mutato forma, è sfuggito alla logica della chitarra ronzante e della batteria veloce e monotona proponendo atmosfere ricercate e macabre, soluzioni dal taglio ancor più psicologico per penetrare dentro chi ascolta e piantare il seme del disgusto. i laetitia in holocaust hanno prodotto in maniera autonoma un album che è in grado di offrire un'alternativa efficace ai tipici ascolti, con mezzi poveri, ma idee superiori, che non permettono facili paragoni. abbiamo discusso con loro della presente scena e di altre curiose dinamiche relative al loro ultimo lavoro: the torotoise boat.

 

Benvenuti su Metal Wave! Anzitutto non posso esimermi dal farvi una richiesta banale, ma sempre d’interesse: una piccolo elenco dei fatti salienti della vostra unione come band, in modo da presentarvi, spendendo due parole anche sulle origini del vostro nome, se possibile.

Grazie per il benvenuto. Ci siamo formati nel 2001 grazie alla banalità adolescenziale di un nostro conoscente che, senza volerlo, ha combinato il nostro incontro. Lo stesso conoscente che ci ha prestato la chitarra per registrare il primo demo, senza che io gliela restituissi per i tre mesi successivi. Era un grande fan di nazismo relativista, e la cosa ci ha sempre divertito un mondo. Lo ringrazio tuttora. Il nome significa letteralmente “felicità nell’olocausto”, inteso quest’ultimo termine non come denotante la Shoah, ma l’apocalisse in senso stretto, la completa estinzione del mondo vivente ad opera di agenti divini. Pur suonando insieme da un po’ di anni non abbiamo fatto tantissimi lavori, ed è una cosa positiva: ogni disco ha un legame specifico e definito con un particolare periodo della nostra vita, le identità delle nostre uscite sono nettissime e ognuna, a parte il filo conduttore che rimane il medesimo e che è espresso dal monicker, ha una sensibilità a sè stante. Devo dire che l’unico fatto saliente della nostra unione è che non siamo ancora morti, per il resto LIH non conosce tempo: è talmente annichilente per noi che ogni fatto che la riguarda sprofonda nel buio. Abbiamo fugaci ricordi da evocare in certi luoghi e momenti, ma sono sempre lo stesso suolo e lo stesso abbandono quelli che ci avvolgono a lei. Non riesco a ricordare nulla di importante.

Ascoltando il vostro ultimo lavoro è impossibile non accorgersi che c’è molto di più di quello che al giorno d’oggi si permettono band ben più sponsorizzate di voi. Anzitutto, mi piacerebbe sapere che tipo di processo compositivo usate.

Le band sponsorizzate sono, generalmente, quelle che potrebbero avere un riscontro commerciale. L’industria musicale a certi livelli si fa spietata e cinica, raramente propone innovazioni, perché sono un rischio d’insuccesso di vendite. Non dimentichiamo che i primi lavori di Burzum sono stati prodotti da Euronymous e che lo stesso “De Mysteriis..” è praticamente autoprodotto (l’etichetta era di Euronymous), e solo in seguito ai fatti di cronaca nera che seguirono i diritti vennero “ereditati” dalla Voices Of Wonder. Senza contare Darkthrone e Satyricon sotto Moonfog, label di Satyr. Ogni humus innovativo deve contare almeno inizialmente sulle proprie forze per crescere, e nel nostro caso per sempre. Possiamo permetterci di fare quello che vogliamo, ESATTAMENTE quello che vogliamo. Ogni pezzo è stato composto in maniera differente, per fare “Immanence And Illumination” N. ha preso spunto da alcuni patterns di batteria che aveva composto, coniugandoli con frammenti di chitarra che risalgono anche ad un anno fa, e ad una visione generale del pezzo in certe zone già strutturata prima che fossero pronti i singoli riffs; per “Hissing Through The Veins Of The Gods” ho composto il riff portante in mutande appena uscito dalla doccia, e poi l’ho adagiato sul proposito di un pezzo atmosferico coniugandolo con un altro riffs e samples industrial vecchi ormai di due anni. Il tempo che abbiamo a disposizione fa incontrare le cose nelle maniere più diverse, ma l’intento è uno solo e persevera. L’uso delle chitarre pulite è stata poi la chiave per renderci assolutamente riconoscibili ed esprimere appieno le nostre intenzioni, anche se non mancherà di rovesciare lo stomaco a qualcuno. E’ chiaro che non è musica per tutti.

Come registrate il vostro materiale?

Prepariamo la batteria su pc, la esportiamo e la passiamo su un programma chiamato Sonar; qui la modifichiamo e ristrutturiamo a seconda che sia già ok oppure no. Microfoniamo gli amplificatori, suoniamo seguendo la drum importata in precedenza e passiamo il segnale ad una scheda audio esterna. Da qui le tracce passano su Sonar; equalizziamo, tagliamo e sistemiamo, poi mixiamo le tracce. In seguito registriamo la voce, le mettiamo un po’ di riverbero, vediamo cosa togliere e poi, quando il pezzo completo è ok, mixiamo in maniera definitiva. Abbiamo un assaggiatore, tale Pelle Ohlin, che testa il risultato e, se per lui va tutto bene, mastering e via, pronto il disco. Sembra una cazzata detta così, ma c’abbiamo messo un anno per registrare “The Tortoise Boat”. E tante sigarette.

Di cosa parlano i testi e da cosa sono ispirati? E quanto contano per voi?

I nostri testi sono preghiere storte, confessioni. Confessiamo la maledizione che vorremmo, ma non riusciamo ad abbattere sulla Terra, la immaginiamo, la piangiamo, la accarezziamo in loro. Non li abbiamo inseriti in questo disco perché, pur essendo i meglio riusciti della nostra discografia, sono esclusivamente nostri e un foglio nero sarebbe potuto essere stato altrettanto eloquente. Era quindi abbastanza inutile far stampare un libretto per avere solo delle pagine nere numerate. I testi in ogni caso sono per noi estremamente importanti, completano e manovrano loro la direzione immaginifica della musica.

Cosa vogliono evocare le atmosfere che descrivete e che relazione possono avere con i testi?

Le nostre atmosfere servono ad evocare la morte della Terra. L’esultanza, lo smarrimento, lo spettacolo sublime, il senso di vittoria e abbandono, finitezza ed irreversibilità. Vorremmo guidare noi il sangue dal cielo, le fauci senza forma né nome, la perdizione anche di chi c’è più vicino, e venire infine annegati dal potere che purtroppo ci manca. Un momento in cui ogni legame è annullato, disperso, in cui siamo liberi, in cui tutto ciò che odiamo e amiamo viene annientato per sempre, in cui viene finalmente purificato l’universo dall’aberrazione che la vita mortale e noi stessi rappresentiamo. “De profundis clamo ad Vos, Dii victi, ut omnia interficantur”. I testi pregano in questo senso, e ce ne ricordano sempre il perchè.

Quali band vi hanno ispirato e in particolare per quest’ultimo disco, ritenete che sia un album accostabile ad altri di altre band?

I Deathspell Omega sono senza dubbio un nome molto importante per noi. Stilisticamente siamo due gruppi diversi, noi abbiamo quasi solo chitarre pulite, ma dal punto di vista dell’atmosfera il gruppo francese è l’unico che attualmente ci sentiamo di poter accostare al nostro. Anche come influenza sono stati la più pesante, ma fortunatamente l’album è personalissimo, ed è appunto l’atmosfera, non lo stile, a poterci accomunare. Bands italiane non me ne vengono in mente, le migliori sono troppo impegnate nell’Invitta Armata per poter fare qualcosa che ci piaccia davvero.

Cosa ne pensate di quelle band che dichiarano intenti politici?

S: L’unica band che rispetto tra le varie che mostrano sfumature politiche sono i CCCP. Musicalmente liberissimi e concettualmente di assai scomoda propaganda, in quanto assolutamente non riconducibili allo stereotipo del comunista rastone di merda; erano abbastanza spietati, profondi e allucinati da maneggiare con molta severità e intransigenza certe idee, al punto che, credo, di quanto normalmente tendiamo a indicare come “comunista” nel loro caso rimanesse molto poco. Per il resto penso che inserire temi politici nella propria musica sia un modo come un altro per renderla piccola. Questo ovviamente in relazione a quello che noi pretendiamo dalla musica, per altri non so e non m’interessa.
N: Non me ne frega un cazzo.

Cosa ne pensate generalmente del metal, e successivamente del black metal, oggi?

Non ascoltiamo praticamente più metal, se non i vecchi dischi che ci hanno accompagnato nella nostra crescita. Ascoltare un disco degli Iron Maiden e dei Metallica e uno di Britney Spears è, dal nostro punto di vista, la stessa cosa. Attitudine da palco, spettacolo, tante stronzate scritte e musicate in maniera infallibilmente di successo. Il black metal è la gemma del metal, l’unico genere “metallico” a cui ci sentiamo davvero legati in maniera viscerale e spirituale. L’attitudine e l’anima dei primi anni norvegesi (né prima, né dopo: non esistono altre scene black metal) sono cose che ci coinvolgono nel profondo, e che amiamo con tutti noi stessi. Ora il black metal è diventato un genere come un altro, e l’unico gruppo odierno che meriterebbe di stare alla pari con il passato sono i Deathspell Omega: invisibili, oscuri e magnificamente perversi. Ogni tanto spero di trovare formazioni black metal degne di nota, ma è un’impresa disperata. Il black metal non si suona dal vivo, in mezzo a gente che urla e bestemmia, il black metal non si dovrebbe neanche vendere. Dovrebbe essere una porta chiusa su nefandezze d’animo da aprire a chi si vuole. Eravamo seriamente combattuti se mettere un prezzo al disco oppure se darlo gratis; alla fine lo vendiamo a un prezzo ridicolo, per non fare i benefattori paladini di sto cazzo, ma mi conforta constatare che è talmente ridicolo da risultare simbolico, rispetto a quanto abbiamo speso per la stampa e la strumentazione e a quante copie verranno vendute.

Una delle tracce che mi hanno colpito di più è “A Gesture Before You Enter The Darkness”. So che è una versione nuova di una traccia già proposta, l’unica in cui la batteria ha un suono più naturale: volete parlacene in maniera più approfondita?

Questa è stata la prima traccia nata esplicitamente per essere suonata con le chitarre pulite, e l’avevamo inserita in “Lacra Ebenei:13-17” come un esperimento. Ora che l’esperimento si è esteso ad un disco intero abbiamo pensato che la giusta dimensione di quel pezzo fosse proprio fra le tracce nuove, rivedendola e ri-registrandola dopo tre anni di maturazione e potenziamento della strumentazione a disposizione. Non c’è dubbio che la nuova versione doni alla canzone una veste migliore e più adatta al feeling che deve trasmettere e tra l’altro questa è l’unica traccia stesa a quattro mani da me e da N., mentre finora invece abbiamo composto in maniera abbastanza solitaria. La struttura come hai potuto constatare è molto semplice, e tutto rimanda alla scuola Darkthrone di “Transilvanian Hunger” riverniciata col nostro sound. Il suono di batteria più naturale è dato esclusivamente dalle dinamiche dei patterns, più “umani” e meno veloci e schizoidi, perché abbiamo usato gli stessi identici suoni delle altre tracce.

La traccia “Hissing Through The Veins Of The Gods” rivela per altro gusti ben lontani dall’heavy metal in genere.

Guarda noi dell’heavy metal apprezziamo quasi esclusivamente il settore estremo, e per giunta con molta puzza sotto il naso. I nostri ascolti sono molto vari, e per questo pezzo in particolare Death In June e la scuola dark ambient della Cold Meat hanno senza dubbio giocato la loro parte. Per noi l’importante, soprattutto in questo disco, è l’atmosfera che si viene a creare, non importa ricorrendo a cosa e sicuramente anche tu conoscerai pezzi di autori lontani dal black metal ma altrettanto neri e profondi. Onestamente reputo “ Hissing Through The Veins…” una delle tracce meglio riuscite fra quelle raccolte in “The Tortoise…”, l’atmosfera è catacombale e sacrale al tempo stesso, l’aria è davvero livida. In più qui in misura maggiore che altrove ci siamo levati di dosso le cafonate e quella sottile vena di baldoria che guastano (a nostro gusto) buona parte delle uscite black metal odierne senza essere bilanciate, come invece avveniva in passato, da un necessario e genuino spirito di perversione, eternità e malattia.

Se ci fosse la possibilità di vedervi dal vivo che condizioni dovrebbero essere soddisfatte perché possiate ritenere di esprimere al meglio ciò che fate/sentite?

Dovremmo suonare in mezzo al mare alle prime luci dell’alba, mentre le tante persone che vorremmo assistessero vengono divorate fra le acque.

I vostri artwork si sono via, via sempre più asciugati fino a richiamare forme minimaliste della bauhaus oppure della pop art, che cosa volevate comunicare?

Austerità, distacco, classe e oscurità. In prima battuta l’artwork per come lo abbiamo pensato finora doveva comunicare questo. Volevamo toglierci dall’iconografia metal, in verità un genere abbastanza volgare esteticamente parlando, e rispolverare forme più vicine alla darkwave e al noise/industrial, generalmente costruite in maniera più elegante e matura senza che per questo perdano la capacità di veicolare un messaggio genuino. In secondo luogo copertina e contorni hanno per noi la valenza di un contenitore, una feritoia da cui sbirciare dentro, che sveli senza palesare; neutre figure geometriche basate su tre colori e una sola, tremenda immagine che, appunto essendo sola, risulta più ficcante e comunicativa.

Progetti futuri?

Inizieremo a comporre il prossimo lavoro. Magari proveremo qualche nuovo strumento o metodo. Non so che vita avrà LIH, ma sicuramente prima di tre anni almeno nessuno sentirà volare una mosca da parte nostra.

Grazie per le risposte. L’ultima domanda è per voi: dite ciò che ritenete migliore, ciò che non vi ho domandato e vi piacerebbe invece dire...a vostro piacimento!

S: Consumate le vostre riserve di grasso, prima che sia troppo tardi. La scena black metal è una vecchia pornostar ed è in sala operatoria!!
N: Calzini, rutti da vecchio e cotechini esoterici.

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