Intervista: Clairvoyants

Nessuna Descrizione L'uscita di "word to the wise" segna l'inizio di un nuovo capitolo nella storia dei clayrvoiants. metalwave ha approfittato dell'occasione per una chiacchierata con i ragazzi della band sul nuovo lavoro, i progetti e qualche domanda a piu' ampio spettro...a voi!

 

Ciao ragazzi e benvenuti su Metalwave. Sono passati oramai otto anni da quando è iniziato il progetto “Clairvoyants”, nato come tributo agli Iron Maiden. Come mai avete deciso di iniziare a produrre musica originale con lo stesso monicker? E come mai proprio ora?

Paolo :: In realtà il progetto dei Clairvoyants come band originale risale alla fine del 2005. L’album ha visto la luce solamente nel 2009 sia perché non abbiamo mai abbandonato l’intensa attività live come tributo agli Iron Maiden, sia perché abbiamo dovuto affrontare degli imprevisti cambi di line-up. La scelta di mantenere lo stesso nome è stata dettata da molteplici motivi, tra i quali il fatto che noi ci siamo sempre sentiti più una vera e propria band piuttosto che un tributo e quindi non riusciremmo proprio ad immaginarci con un altro nome, e poi anche per il fatto che ci sembrava stupido non cercare di approfittare della seppur minima “nomea” che negli anni ci siamo costruiti tra tanti locali e feste del Nord Italia e non solo.

Pariamo un po’ della genesi del vostro “Word To The Wise”. Come nascono i pezzi di questo lavoro?

Luca :: La maggior parte dei brani sono nati nel mio studio, durante le giornate che dedicavo alla composizione. Iniziavo a registrare le prime idee di alcuni riff che piano piano prendevano forma e si trasormavano così in canzoni. Successivamente questi pezzi venivano messi su un cd e fatti ascoltare al resto della band. L’ultima fase di ogni brano è stata quella di provarli ripetutamente in sala prova dove ognuno ha contribuito a migliorare i pezzi inserendo le proprie influenze, sistemando arrangiamennti ed i piccoli dettagli. I testi e le linee vocali sono state scritte quindi su riff pre-registrati. Questo procedimento ci è sembrato il più naturale. In futuro non si esclude però la possibilità di costruire un brano in maniera diversa, partendo, per esempio, da una melodia vocale o jammando tutti insieme in sala prova.

Chi scrive i testi e da cosa prendono ispirazione?

Gab :: Ho scritto io tutti i testi per questo primo album, tranne quello dell’opener “Journey Through The Stars”, quasi interamente scritta da Fulvio Trinca. Io credo nel valore “terapeutico” della produzione artistica: spesso nei miei testi parlo di emozioni negative delle quali voglio liberarmi, così da isolarle in una canzone ed esorcizzarle una volta per tutte. È il caso ad esempio di “Closure” o di “Sheer Hate”, i cui testi sono riferiti a persone e situazioni del mio passato. In molte altre canzoni, ho poi voluto indagare a fondo la figura del “chiaroveggente”, che mi ha sempre affascinato e alla quale abbiamo deciso di legarci in maniera così marcata. Testi come “The Pain Of Sight”, “Word To The Wise” e “Choose The Truth” descrivono aspetti differenti di colui che “vede la verità”, e cerca di spronare coloro che ha attorno a fare altrettanto: a trovare il coraggio di alzare la testa e di vedere oltre le menzogne di ogni giorno. “The Lone”, poi, è un personale omaggio a Joe Dever, scrittore britannico divenuto famoso negli anni ’80 per la serie dei librogame di “Lupo Solitario”.

Oltre alla Vergine di Ferro, ci sono altre bands o altri generi che sentite abbiano influito in modo particolare sulla vostra proposta?

Luca :: Sicuramente! In privato ascoltiamo tantissimi generi diversi, dall’hard rock al death metal, quindi involontariamente abbiamo riportato alcune sonorità di altri gruppi, più o meno famosi, ottenendo comunque un risultato, a nostro avviso, originale.

Come descrivereste il vostro cd a chi non vi ha mai ascoltato prima? Come sono stati i commenti di critica e pubblico sino ad ora?

Paolo :: A giudicare dai commenti degli addetti ai lavori, la nostra musica è un heavy metal classico con diversi richiami al power metal americano e alla vecchia scuola NWOBHM. Fino ad ora sono uscite parecchie recensioni in Italia e i riscontri sono stati mediamente piu’ che positivi: potete trovare i links a tutte le recensioni pubblicate dal nostro sito http://www.clairvoyants.it. Dall’estero invece siamo ancora in attesa di ricevere i primi feedback che dovrebbero arrivare molto presto...

“Word To The Wise” vanta le collaborazioni illustri di Oliver Palotai e di André Matos: come sono nate? Come mai la decisione di far cantare l’unico pezzo che ricorda la vostra attività di tribute band al singer brasiliano?

Luca :: Oliver ed io ci conosciamo dai tempi in cui militavamo nella band di Blaze Bayley. Siamo diventati molto amici e, siccome sono consapevole delle sue enormi qualità musicali, gli ho chiesto quasi per scherzo di scrivere una ballad di piano per i Clairvoyants. Così è nata “Closure”! Esaltati dal fatto che era uscito un grande pezzo abbiamo deciso di utilizzare un altro brano che avevamo composto insieme anni fa, facendolo diventare la title track: “Word To The Wise”.
Gab :: Abbiamo conosciuto Andrè nel 2005, quando lo invitammo a cantare con noi in occasione di un Flash Party. Sarà per la sua indole “latina“ così vicina alla mentalità di noi italiani, sarà perché parla perfettamente italiano, sarà perché è una persona semplice come noi...sta di fatto che abbiamo subito stretto amicizia, e dopo quei due indimenticabili concerti ci siamo ripromessi di tenerci in contatto, e di organizzare ancora qualcosa insieme. Così è stato! Quando abbiamo deciso di includere “Hallowed Be Thy Name” nell’album, abbiamo pensato che sarebbe stato bello farla cantare a qualcuno degli artisti con i quali avevamo collaborato in passato: André è stato subito il più acclamato, e lui stesso si è dichiarato entusiasta della proposta. Del resto, ci ha detto più volte che “Hallowed...” è la sua canzone preferita dei Maiden da quando aveva 12 anni! La decisione di farla cantare è lui è nata in maniera naturale e appoggiata da tutti: Andrè è un artista con il quale abbiamo collaborato più volte, e posso dire che abbiamo con lui un rapporto speciale legato anche alla nostra attività di tribute band.

La scena metal italiana è in continuo e forte fermento, con però poche band che riescono a imporsi all’attenzione internazionale: cosa pensate dell’attuale situazione dell’underground nel nostro Paese?

Gab :: Per come la vedo io, in Italia abbiamo decine e decine di musicisti davvero validissimi, in grado di competere alla pari con qualsiasi altra nazione più “metallizzata”. Il vero problema è che in Italia manca l’attenzione del mercato, mancano le grosse etichette interessate al nostro genere (si contano sulle dita di una mano). C’è tanto talento, tanta buona volontà sia da parte dei musicisti che da parte dei discografici che si dedicano al rock, ma forse una certa carenza di ambizioni e di mezzi. È brutto vedere che le band metal italiane più valide devono per forza di cose appoggiarsi a etichette estere per ottenere una distribuzione mondiale rilevante, ma al momento la situazione è questa. Inoltre, secondo me c’è poca informazione tra i musicisti riguardo al funzionamento del mercato musicale. Pochissimi di quelli con cui parlo hanno le idee chiare, e meno ancora sono in grado di fare progetti concreti sul futuro a lungo termine della propria band. Chiunque abbia delle serie speranze riguardo al proprio gruppo dovrebbe per prima cosa informarsi su “come gira la giostra” sulla quale si sta per salire, per capire come e quando muoversi.

Domanda cattiva: cosa rispondete a chi sostiene che cover band e tributi ostacolino la musica originale del Bel Paese, in particolare il metal? Pensate che il vostro retaggio di tribute band così apprezzata e conosciuta rappresenti un vantaggio o un ostacolo per la vostra carriera di band di musica originale?

Paolo :: Sinceramente credo che sia sbagliato pensare che le cover/tribute band siano un cancro della scena musicale. Pensate che se scomparissero tutte le cover/tribute band la gente andrebbe a sentire band che propongono materiale loro? Io non credo proprio. Quello musicale è un mercato, e come tale è dominato da delle proprie logiche; non basta avere una band e fare musica propria per poter pretendere di avere l’opportunità di esibirsi. Il fatto che i Clairvoyants siano conosciuti come tribute band dei Maiden rappresenta allo stesso tempo un vantaggio e uno svantaggio: da un lato abbiamo la possibilità di far conoscere a tanta gente la nostra musica; dall’altro dobbiamo stare attenti che la gente non dia per scontato che la nostra musica sia una brutta copia di quella dei Maiden, cosa per altro tutt’altro che vera. Starà a noi fare il possibile che sul piatto della bilancia i vantaggi siano più pesanti degli svantaggi, e siamo convinti di poterlo fare, anche perché altrimenti avremmo scelto un altro nome per la band. Questo ovviamente è un discorso che riguarda quasi esclusivamente l’Italia. All’estero non siamo una band molto conosciuta, quindi il giudizio del pubblico sarà sicuramente più sereno, senza alcun tipo di pregiudizio.

L’industria musicale è stata completamente sconvolta da internet che, se da un lato rappresenta un mezzo promozionale potentissimo, dall’altro ha affossato le vendite, creando la possibilità del download gratuito: qual è la vostra opinione su uno strumento così controverso in relazione all’industria discografica?

Gab :: Come accade per ogni rapido e importante cambiamento (e internet è stato probabilmente il più rapido e importante cambiamento sociale degli ultimi anni), il mercato ha bisogno di tempo per adattarsi. La cosa paradossale della musica su internet, come hai già evidenziato nella domanda, è la sua natura controversa: da un lato oggi ho la possibilità di ascoltare la musica di gruppi che 10 anni fa non avrei neanche sentito nominare, ma dall’altro ho la possibilità di ascoltarla senza fornire loro alcun guadagno! Al momento ci troviamo in un lungo periodo di transizione: tutti i musicisti stanno imparando che le vendite dei dischi non sono più la fonte principale di guadagno e chi riesce cerca di sopravvivere per altre vie. Per molti gruppi questo “cambio” di ottica è stato letale, ma (anche se non so dirti come) sono convinto che il mercato saprà lentamente adattarsi.

La carriera di un gruppo musicale è sempre costellata di avvenimenti più o meno positivi: leggendo la vostra biografia mi pare di poter dire che vi siete tolti più di una bella soddisfazione, ma c’è una cosa che vorreste cancellare e una invece che ricorderete per sempre della vostra esperienza di gruppo?

Luca :: Ci sono dei ricordi che vorremmo cancellare, ma è inutile farlo perché anche questi hanno contribuito a farci crescere e a diventare più forti e uniti. Memorie invece che non scorderemo mai sono sicuramente alcuni concerti, sia con gli ospiti che senza, che rimarranno nella nostra storia. Ma più di qualsiasi altra cosa, ti posso dire che l’uscita del nostro album ha suscitato un’immensa emozione dentro ognuno di noi. E’ la coronazione di un sogno! Ti scorrono nella mente tutti i sacrifici, i soldi spesi per la musica, le delusioni e i successi, le persone incontrate negli anni! E’ stata quasi un’esperienza mistica!

Qual è l’album che vi ha cambiato la vita? Quali ad oggi i vostri ascolti favoriti?

Luca :: Penso che sia stato “Hey Stoopid” di Alice Cooper! Ero veramente piccolo quando lo comprai e tuttora lo reputo un capolavoro! Chitarristicamente è perfetto! Oggi tento di ascoltare tanti generi diversi, perché se si ama la musica in generale si riescono a trovare bellissimi lavori anche se non prettamente metal.
Gab :: Cambiato la vita? Sono due grandi classici, i miei primi ascolti di heavy metal: il “Black Album” dei Metallica, e il “Best of the Beast” degli Iron Maiden. Sono stati i dischi che mi hanno fatto decidere “Ok, da grande voglio suonare IL METALLO!!!” Ad oggi ascolto veramente di tutto, dalla musica classica all’industrial, ma posso dirti che al momento nello stereo della mia macchina stanno girando “Nostradamus” di Nikolo Kotzev e “Vulgar Display of Power” dei Pantera!
Paolo :: L’album che mi ha avvicinato al rock è stato “Viaggio Senza Vento” dei Timoria, quando ancora ero giovanissimo. Poi non ho ricordo di un album in particolare che mi ha spinto verso l’hard ‘n heavy. Gli ascolti preferiti rimangono Iron Maiden, Savatage, AC/DC, Skid Row...

Quali sono i prossimi progetti della band? Avete programmato un tour di supporto all’album?

Paolo :: Nell’immediato non abbiamo pianificato un vero e proprio tour di supporto all’album. Continueremo a girare tra i locali del nord Italia come tributo agli Iron Maiden, inserendo però in scaletta un paio di nostre canzoni, per far conoscere a tutti il nostro progetto originale. Inoltre stiamo cercando di sfruttare le conoscenze che abbiamo accumulato negli anni per riuscire ad avere l’opportunità di esibirci all’estero: sarebbe una sfida affascinante per noi. Quindi per adesso la nostra priorità è la miglior promozione possibile dell’album, poi verso la fine del 2009 ci metteremo sicuramente al lavoro per stendere del nuovo materiale.

L’intervista si conclude qui, vi ringrazio per la disponibilità e do a voi la parola per concludere questa chiacchierata.

Luca :: Grazie a tutti i lettori di Metal Wave! Continuate a supportare la scena metal italiana comprando i cd e assistendo ai concerti! Troppi gruppi nostrani sono sottovalutati!
Gab :: Grazie a te per il tempo e lo spazio che ci dedichi, e a tutti i lettori! Come dice Luca, non può esistere una “scena metal” in Italia se non ci diamo da fare tutti insieme per crearla. Serve l’aiuto di tutti, affinché i grandi sogni di tutti possano finalmente realizzarsi nel nostro bellissimo paese.
Paolo :: Invito chi ancora non ha sentito nulla del nostro album a venirci a trovare su myspace o facebook, dove è possibile ascoltare integralmente il nostro singolo “Journey Through The Stars”! Un saluto ai lettori e allo staff di Metalwave!

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Intervista di Maglor Articolo letto 2187 volte.

 


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