Intervista: Nagyrev

Nessuna Descrizione Reduci dalla loro prima release ufficiale, “The Inner Eve”, appena recensita sul nostro portale, abbiamo voluto incontrare faccia a faccia le salernitane Nagyrev, una delle poche metal band in Italia composte per la maggior parte da componenti di sesso femminile, oltre che uno dei tanti esempi di attività e costanza dopo anni di militanza nell’underground. Dal passato al futuro, passando per il presente del gruppo, ecco cosa è venuto fuori da questa chiacchierata.

 

Cominciamo subito a parlare di “The Inner Eve”, il vostro ultimo lavoro, nonché primo full-lenght ufficiale. Una cosa che ho notato è che dalla vostra prima pubblicazione ad oggi ci sono stati di mezzo ben cinque anni. Come mai c'è stato bisogno di tutto questo tempo per farlo uscire?

Purtroppo non siamo mai state particolarmente fortunate come gruppo. Dopo un paio d’anni dall’uscita del demo “Unbearable Verity” del 2003, ci sentivamo pronte per entrare di nuovo in studio. A quel punto, la nostra ex batterista ha dato forfait, purtroppo in un momento in cui il ferro andava battuto, perché, come si dice, era bello caldo. Ovviamente ci siamo subito date da fare per rimetterci in pista ed abbiamo trovato Simone. Ma più che riprendere il discorso da dove era stato interrotto, ci è sembrato necessario, prima di registrare alcunché, ricreare l’alchimia giusta, trovare quell’intesa indispensabile per dare vita a qualcosa che sentissimo veramente “nostro”, di tutti e quattro. Infatti delle tracce che compongono “The inner Eve” ce n’è una sola che risale al periodo pre-Simone. Tutti gli altri pezzi li abbiamo composti insieme a lui, con il suo contributo, e questo non prima che si sia sentito realmente parte del gruppo. E’ stato un processo lungo, ma crediamo ne sia valsa comunque la pena.

Durante questo periodo avete anche apportato dei cambiamenti in line-up. Come vi siete trovate con Simone dietro le pelli?

Ogni cambiamento di line-up implica invariabilmente degli sforzi da parte di tutti. Ci si deve adattare a nuovi modi di pensare e di agire, oltre che di suonare, è ovvio che si rompano equilibri che magari si erano instaurati nel corso di anni. Ma qui viene il bello: se ne creano di nuovi. L’approccio di Simone, soprattutto compositivamente, si è da subito rivelato diverso da quello della precedente batterista. Il tempo di abituarsi, di trovare dei punti di incontro, e tutto ha iniziato a procedere nel migliore dei modi, compatibilmente con le nostre vedute. Anche perché le maggiori possibilità tecniche ed espressive di Simone hanno offerto al gruppo l’opportunità di esplorare nuovi territori, di avere un sound più compatto ed aggressivo, ed anche di divertirci di più.

E lui invece come si trova con voi?

Bene, altrimenti non sarebbe più qui. Simone non sta fermo un momento, cambia di continuo, fa un milione di cose...ma ormai sono tre anni che suoniamo insieme, e siamo ancora qui!

Rispetto a prima, il vostro sound abbraccia sonorità molto più varie ed eterogenee. Da cosa è dipeso questo cambiamento? Voglia di allargare i propri orizzonti o semplicemente volontà di suonare “diverso”?

Come già accennato, innanzitutto la presenza di Simone nel gruppo ha determinato possibilità che prima non avevamo, da un punto di vista prettamente tecnico: è chiaro che, quando si crea qualcosa, lo si fa a partire dalla “materia prima” che si ha a disposizione. A parte questo, non bisogna dimenticare, soprattutto se ci si riferisce ai lavori in studio, che dal primo all’ultimo cd sono trascorsi cinque anni, durante i quali abbiamo comunque composto molto materiale, mai registrato per i motivi di cui sopra. Ciò che siamo adesso per noi è la naturale evoluzione di ciò che eravamo prima. Non ci siamo mai imposti niente e non abbiamo mai pensato “da oggi suoniamo così” o “non vogliamo più suonare colì”. Abbiamo semplicemente fatto ciò che ci andava di fare quando ci andava di farlo.

Se quindi un pinco pallino qualsiasi vi chiedesse “che genere fate?”, voi riuscireste a definirlo?

Per noi non è semplice dare una definizione chiara e netta di ciò che facciamo. Siamo spiazzati dal fatto che talvolta la gente, ascoltandoci, a volte percepisce nel nostro sound cose che in realtà non fanno parte della nostra cultura musicale, o addirittura ci paragona a gruppi che non abbiamo mai ascoltato in vita nostra. Va benissimo: è ovvio che l’ultima parola spetta all’utente finale! Perciò ci siamo “arresi” ed aspettiamo che siano gli altri a dirci che genere facciamo, ed anche se a volte ci capita di sentire cose anche “allarmanti” (qualcuno è arrivato a “sentire” dello stoner nei nostri pezzi!), in fondo per noi questo è motivo di soddisfazione: significa che arriviamo in modi diversi a persone diverse, che parliamo più linguaggi e che riusciamo a comunicare con tanta gente. Poi, se qualcuno proprio insiste, possiamo dire che suoniamo un metal moderno, con molti spunti melodici ed influenze thrash/death. Può andar bene?

Riguardo ai testi, “The Inner Eve” sicuramente vuole esprimere un concept di fondo, anche dando una sola occhiata all’artwork, che raffigura una serie di bambole matrioska. Ce ne volete parlare più approfonditamente?

La title-track, così come pure l’artwork, si ispira al reale caso clinico di una donna nella quale coabitava un numero impressionante di diverse personalità: ben ventidue. Nella realtà, come spiegato anche nei manuali di psichiatria che ancora oggi usano questo caso come riferimento, sebbene Eve avesse sviluppato un totale di ventidue personalità, solo tre per volta potevano coesistere allo stesso momento, perciò per ogni nuova personalità emergente ce n’era un’altra che doveva “morire”. Naturalmente noi abbiamo rielaborato la vicenda a modo nostro: nel testo di “The Inner Eve” c’è una Eva nascosta, che cova nell’angolino più recesso della mente ed aspetta il momento opportuno per far fuori tutte le altre personalità e prendere il controllo totale. Ed una volta che una psicopatica omicida ha preso il controllo, si può facilmente immaginare che cosa accade!

Per voi chi è e che cos’è l’Eva nascosta?

E’ quella parte di noi stessi che si trova dentro ognuno di noi, e che talvolta neanche sappiamo di ospitare. E’ un “noi stessi” che non conosciamo affatto, ma che almeno una volta nella vita per qualche motivo viene fuori, nel bene o nel male, e ci fa fare cose di cui neanche credevamo di essere capaci.

Col senno di poi, a livello di produzione siete soddisfatte del risultato finale raggiunto dal disco o pensate che si poteva fare ancora qualcosa in più?

Non crediamo si sia mai completamente soddisfatti dei risultati raggiunti, e questo sia a livello compositivo, che esecutivo, che di produzione. Insomma, si cerca sempre di fare del proprio meglio, ma poi quando tutto è finito viene sempre in mente qualcosa che si sarebbe potuto fare diversamente. Per quanto riguarda la produzione, oggi, rispetto anche solo a 6-7 anni fa, il raggiungimento di risultati soddisfacenti è possibile anche senza spendere cifre esorbitanti. Sotto questo aspetto pensiamo di aver fatto un buon lavoro con i mezzi a nostra disposizione. A tale proposito, cogliamo anche l’occasione per ringraziare Massimo e Cristiano dei 3RD, perché “The inner Eve” è la loro prima esperienza “ufficiale” in qualità di sound engineers! D’altra parte, proprio per quanto detto, gli standard attuali sono molto alti, ed è chiaro che a furia di sentire e risentire il lavoro qualche scelta diversa l’avremmo fatta, soprattutto in relazione ai suoni delle chitarre. Siamo soddisfatti sicuramente di quello che abbiamo imparato, e che ci aiuterà in futuro a fare ancora di meglio!

Stessa domanda riguardo alla promozione live e media: siete soddisfatte di quanto fatto fin’adesso oppure avreste potuto fare di più?

Questo è un tasto dolente. Ci sono sempre più gruppi che reclamano attenzione, e per riuscire a conquistarsi il proprio spazio è necessario investire molto, sia in termini di tempo che di soldi. Questo sovraffollamento di gruppi ha dato anche il via ad una serie di “fenomeni”, come la proliferazione di agenzie di promozione più o meno serie: tu paghi, loro ti trovano date, ti procurano contatti con le etichette, si occupano della comunicazione, della pubblicità e quant’altro. In realtà crediamo che dalle nostre parti questo non abbia molto senso. Lo ha invece negli U.S.A., dove la gente che ascolta metal è tanta e c’è spazio per tutti. Qui da noi il metal invece rimane un genere di nicchia che non ha mai dato vita ad un indotto economico, per cui non vediamo il motivo di pagare un botto di soldi per una bolla di sapone: c’è di sicuro più gente che suona che gente disposta ad ascoltare, i locali per esibirsi sono pochissimi e le agenzie non possono di certo piazzare tutti. Noi abbiamo scelto di non affidarci a nessuno per la promozione del gruppo, preferiamo fare da noi nel modo tradizionale, proprio del mondo dell’underground. Chiaro che in questo modo si rischia di essere in qualche modo “sommersi” da tutti gli altri, di non essere competitivi, di passare sempre in secondo piano rispetto ad altri gruppi che hanno fatto scelte diverse dalle nostre. Certo, è evidente che qualche conseguenza negativa c’è: il gruppo è cresciuto, ma paradossalmente stiamo suonando molto meno rispetto a prima. E’ logico, non possiamo dire di essere pienamente soddisfatti di come stanno andando le cose, ma almeno non siamo mai venuti meno al nostro modo di pensare. Sia chiaro: ognuno fa ciò che vuole, non ci permettiamo di giudicare male chi, pur di ottenere visibilità, è disposto a spendere cifre esorbitanti o a frantumare i coglioni al suo prossimo...è solo che noi siamo fatti così.

Provenite da una città come Salerno dove gli spazi per esprimersi non sono poi così tanti, ma in cui allo stesso tempo sono venute fuori realtà come 3RD, Kernel Zero, Heimdall ecc. Che rapporto avete con la vostra città natale?

Di amore/odio. Salerno è una strana città, nella quale si sono verificati, nel corso del tempo, “alti e bassi” di fermento musicale in ambito metal. Mi riferisco soprattutto alla possibilità di esprimersi, perchè qui la gente che suona c’è sempre stata. Solo fino a due-tre anni fa si suonava ovunque ed i locali erano sempre pieni. Sentivamo le lamentele dei ragazzi di altre città e pensavamo: “cavolo, siamo fortunati...”. Adesso invece stiamo attraversando un periodo di calma piatta. L’ultimo concerto metal organizzato qui risale addirittura alla fine di Novembre, e non è una bella cosa. Siamo sicuri comunque che prima o poi si verificherà una nuova inversione di tendenza, l’abbiamo già visto accadere altre volte. Ciò che va apprezzato di sicuro è che i ragazzi di qui non si lasciano demotivare dalla quasi totale assenza di spazi per esprimersi, che può pericolosamente tradursi in una mancanza di stimoli. Loro suonano innanzitutto per sè stessi ed i risultati si vedono. Mi riferisco soprattutto alle nuove generazioni: sono sconvolgenti, hanno un’energia ed un entusiasmo incredibili! Con tutta la mole di informazioni a cui sono stati sottoposti fin da piccoli, specialmente grazie a internet, per l’età che hanno sono davvero avanti. A Salerno, un nome su tutti: i Vengeance In Redemption. Abbiamo suonato con loro proprio di recente e spaccano veramente! Speriamo davvero che in futuro ci siano più possibilità di esprimersi nel modo giusto, se lo meritano.

Prima di chiudere questa chiacchierata, uno sguardo al futuro. Avete già qualche idea o progetto per un successore di “The Inner Eve”?

Ci sono dei nuovi pezzi in cantiere, ma per il momento ciò che desideriamo di più è riuscire a suonare in giro il più possibile per promuovere “The Inner Eve”, poi si vedrà...le cose qui cambiano repentinamente quando meno ce lo aspettiamo, perciò abbiamo imparato da tempo a non fare progetti a lungo termine. Preferiamo prenderci il meglio da tutto ciò che ci capita e decidere sul momento!

Siamo ai saluti. Vi ringrazio per averci concesso quest'intervista e vi lascio carta bianca per un'ultima dichiarazione ai nostri lettori.

Grazie a voi per averci dato la possibilità di farci conoscere dai vostri lettori, ai quali diciamo: supportate l’underground, andate ai concerti e non guidate dopo aver bevuto! ;-)

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Intervista di Cynicalsphere Articolo letto 1289 volte.

 


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