Intervista: Nibelheim

I Nibelheim sono un’agguerrita band dedita ad un thrash/death d’impatto caratterizzata dalla voce aggressiva della cantante Stefania. In una piacevole chiacchierata abbiamo parlato della sua voce, del cd Drawing the Lines e dei mali che affliggono questo secolo.

 

Ciao Stefania, raccontaci la storia dei Nibelheim.

I Nibelheim nascono originariamente dalla volontà mia e di Luca di dare vita ad un progetto musicale insieme. Entrambi venivamo da sfortunate esperienze precedenti, ma sentivamo che il nostro sodalizio ci avrebbe condotti a qualcosa di concreto. Così, l’08 Novembre del 2003, dopo aver reclutato Gabriele (che avendo finito la birra non aveva niente di meglio da fare), ci siamo ritrovati in un umido sottotetto, a dar sfogo ai nostri più perversi desideri (musicalmente parlando). Inizialmente non era previsto che cantassi in growl, infatti le nostre primissime composizioni avevano uno stampo piuttosto “heavy”, ma la delusione di non riuscire a creare una line – up stabile (in due anni alla seconda chitarra e alla batteria si sono alternati circa quindici musicisti), ha scatenato il cambiamento. Ogni volta che un membro veniva sostituito, diventavamo un po’ più cattivi. Sfogavamo così la nostra amarezza. Per fortuna, nel Luglio 2005 la situazione si è stabilizzata, quando finalmente abbiamo scovato i due membri mancanti dei Nibelheim, Bubba ed Andrea Giordà. Esatto, scovati, perché essi hanno sempre fatto parte dei Nibelheim, erano come i due ultimi pezzettini di un puzzle, che finalmente prendeva forma.

Drawing the Lines è il vostro primo cd. Descrivilo ai nostri lettori e poi cerca di definirlo in tre parole

Fortemente voluta e desiderata, la nostra prima creatura vede la luce nell’Aprile del 2007. Il titolo, Drawing The Lines… (che in italiano può essere tradotto grossomodo come -tracciando le linee-) rappresenta il perfetto connubio tra quello che il cd rappresenta dal punto di vista dei contenuti, cioè l’umano desiderio di forgiare ed affermare la propria identità, e quello che rappresenta per noi come band, ovvero l’inizio di un percorso… In tre parole? Bè, come direbbe Gabriele: Iconoclasta. Irreprensibile. Eversivo. Ed io non posso che essere d’accordo con lui.

E’ stata la prima esperienza in studio per voi? Come vi siete trovati? Hai qualche aneddoto da raccontare?

Le mie precedenti esperienze in studio si riducevano alla registrazione di brani cantati con voce pulita, o comunque piccole apparizioni come guest in un paio di ep prodotti da bands della zona, quindi, in generale, si, quella di registrare un intero demo in studio è stata una nuova esperienza per tutti! Ho notato che gli altri si sono quasi subito sentiti a proprio agio. Io, almeno all’inizio, mi sono invece sentita un po’ smarrita, a causa del morboso rapporto che ho con il microfono, che in studio avevo ad un metro e mezzo circa di distanza, e non potevo stringere fino a farmi quasi sanguinare la mano, come mi piace fare! Credo che questa sia una sensazione comune a tutti i cantanti che entrano in studio per la prima volta, dopo la sola esperienza dell’attività live. Aneddoti particolari non ne rimembro, ho un ricordo molto vago e confuso di quelle notti (ebbene si, abbiamo dovuto registrare di notte a causa dei nostri impegni!). Ricordo benissimo il pavimento sul quale ho dormito e le bestemmie di Bubba che mi svegliavano ad intervalli regolari.

Dalla pubblicazione del cd è passato diverso tempo. Con il senno di poi, cambieresti qualcosa o sei totalmente soddisfatta?

Non cambierei assolutamente nulla, ma non è con presunzione che parlo, anzi, il contrario! Quel lavoro, con tutte le sue piccole imperfezioni ed imprecisioni, rappresenta i Nibelheim di inizio 2007. E’ la fotografia di una band agli inizi, con ancora tanto da imparare, ed alcune pecche dettate dall’ingenuità e dall’inesperienza. Avremmo potuto spendere qualche migliaia di euro e rendere il lavoro perfetto, ma questo che senso avrebbe avuto? Ci avrebbe fatto crescere come band, arricchire un fonico? No, quindi nonostante non siamo totalmente soddisfatti, non rinneghiamo il nostro prodotto.. e poi non priveremmo mai qualche pignolo recensore del piacere di scrivere qualche cattiveria gratuita, trovo che sarebbe molto maleducato da parte nostra.

Un aspetto interessante di “Drawing The Lines” è il concept che lega l’uno all’altro i testi delle canzoni presenti nel disco, compresa anche l’introduzione. Ce ne vuoi parlare più approfonditamente?

Con molto piacere. La “solita intro” che apre le danze introduce una grande riflessione sul libero arbitrio dell’uomo. Si sente una donna che ansima e rumori inquietanti di sottofondo. Sta sognando. Ad un certo punto si sveglia di soprassalto. La frase iniziale di “Dancers To God”, “I tried to tell the truth, but words froze on my lips” (“ho provato a dire la verità, ma le parole si sono congelate sulle mie labbra”) racchiude tutto il senso del concept. E’ questa la frase che la donna ha sentito pronunciare nel suo incubo, e che scatena una serie di considerazioni. La donna si sveglia non solo fisicamente, ma anche “mentalmente”, giunge alla piena consapevolezza di essere stata fino a quel momento un burattino nelle mani di un Qualcuno non meglio definito. “Dancers To God” rappresenta l’iniziale sensazione di confusione e smarrimento, proprio come quando ci si sveglia all’improvviso, in seguito ad un incubo. La successiva “Your World / My Prison” invece, rappresenta una sorta di flash back, qui ad essere descritta è la vita passata della protagonista, come questa è stata vissuta dalla nascita, fino al momento della presa di coscienza…come una prigionia, appunto. Il pezzo finale “You, Liar” rappresenta la reazione a tutto questo. Essa è divisa in due parti, una parte iniziale nella quale si fa un lucido punto della situazione, ed una parte finale, più movimentata, nella quale la vittima si trasforma in carnefice, fino a giungere alla catartica risatina finale, che si fa emblema del riscatto della protagonista, il cui volto non è più privo di lineamenti come nella copertina del cd. Al contrario, da quel momento può sentirsi libera di tracciarne le linee, “Drawing The Lines”, per l’appunto.

Non posso non farti i complimenti sia per la voce incredibile che hai, sia per le linee vocali, mai banali ed anzi molto ricercate: come hai fatto a scoprire di avere una voce così potente ed aggressiva?

Ti ringrazio moltissimo! In effetti cerco di non accontentarmi mai della soluzione più facile, mi piace studiare minuziosamente ogni particolare. Sono una feticista della metrica. Riguardo alla voce in sé e per sé, non posso certo dire che sia stata una scoperta! Ho deciso di iniziare a cantare growl, ed ho messo tutta me stessa e la mia testardaggine per imparare questa tecnica. All’inizio è stato molto difficile, dovevo rinunciare a parlare anche per una settimana dopo le prove, e questo spesso rappresentava un problema, dal momento che avevo anche un altro gruppo dove invece cantavo con voce pulita. Con caparbietà e molta, moltissima perseveranza, sono migliorata nel tempo, e me ne rendo conto soprattutto quando riascolto i miei primissimi tentativi di growleggiare, dove sembravo un chihuahua che voleva imitare un rottweiler.

Quali sono i gruppi ispiratori per i Nibelheim? Chi sono i tuoi idoli musicali?

E’ inevitabile che ad essere ispiratori siano i nostri gruppi preferiti! Quindi Metallica per Bubba, Anthrax per Gabriele, Pantera e Sepultura per Luca, Black Sabbath per Andrea Giordà. Per quanto mi riguarda, considero il mio principale modello di ispirazione, l’incredibile Devin Townsend. Lo considero il mio maieuta, nel senso che la sua personalità così eclettica, unica, mi ha incoraggiata a forgiare la mia, mi ha insegnato a non piegarmi ai clichè, ad trovare il coraggio di osare. Trovo che la sua sia una mente molto affascinante. Altre personalità complesse, che ammiro profondamente, sono Warrel Dane (Nevermore) ad Amy Lee (Evanescence). Entrambi sono creatori di splendide ed evocative liriche, ricche di metafore, inoltre sono gli unici cantanti (dal mio punto di vista) che riescono davvero a trasformare l’emozione in suono. Attraverso la loro voce, il sentimento che vogliono esprimere prende vita.. non mi stancherei mai di ascoltarli, percepisco che hanno tanto da dire, anche al di là delle parole che pronunciano.

Raccontaci come nasce un brano dei Nibelheim….l’alcol è importante nella stesura dei pezzi?

Come nella maggior parte dei gruppi, un pezzo nasce da un riff di chitarra. Generalmente è Luca a fornire gli spunti, ma ultimamente anche Andrea Giordà si sta dando da fare! Non accade mai comunque che qualcuno di loro porti un pezzo finito in sala prove e dica “eccolo, suonate!”. Amiamo lavorarci tutti insieme, siamo molto affiatati ed andiamo abbastanza d’accordo, per cui quello della creazione di un brano è un momento molto positivo e stimolante. Ognuno di noi propone le proprie idee e ci consigliamo l’un l’altro. Riguardo all’alcol, certo, è fondamentale. I poeti maledetti hanno scritto le loro più belle poesie sotto l’effetto dei fumi dell’assenzio. Oggi il nostro assenzio è la birra, ma non cambia molto il concetto. A volte, paradossalmente, quello che sembra uno stato in incoscienza, ti avvicina a verità assolute, che non saresti mai riuscito ad afferrare da lucido. Credo che la sobrietà sia il vero male di questo secolo.

Sei l’unica ragazza del gruppo: com’è la convivenza con dei maschi brutti, sporchi e puzzolenti?

Devo dire che la nostra piccola comunità funziona molto bene. Certo, per sentirmi parte integrante del gruppo devo accettare qualche piccolo compromesso per non sentirmi emarginata. Quindi ho smesso di lavarmi due anni fa. Ora puzzo tantissimo, ma l’importante è che loro siano fieri di me.

Hai mai avuto, nell’arco della tua carriera musicale, problemi per il semplice fatto di essere una donna?

Agli inizi, ho cercato di mascherare questo handicap salendo sul palco travestita da Pikachu … non si sa mai, la lapidazione è sempre dietro l’angolo! No, a parte gli scherzi, nessun problema, mi sono sempre sentita profondamente rispettata. L’unico che mi urla dietro frasi del tipo “Femmina, vai a fare il sugo” è Bubba, ma sono convinta che parli più in preda al suo appetito, che per voglia di offendermi.

Oltre a scrivere i testi delle canzoni hai creato l’artwork del cd e ti occupi dei siti web del gruppo. I Nibelheim sono un impegno importante per te.

Si, lo sono. Al di là del fatto che mi piace l’idea di esprimere anche a livello grafico quello che è contenuto nei testi, i Nibelheim sono la mia famiglia, i miei amici. Io ho un carattere piuttosto chiuso, e loro sono gli unici con i quali riesco a sentirmi completamente a mio agio. Mi sento veramente bene solo quando mi trovo con loro. L’impegno che riverso nel progetto è quindi anche una dimostrazione dell’affetto che provo nei loro confronti (qualcuno di loro vomiterà leggendo queste parole).

Parliamo di concerti. Ho saputo che i vostri concerti sono molto “energici”: cosa mi dici a riguardo?

Siamo sinceri, chi di noi non sogna un luogo ed un momento per poter perdere il controllo, per dare libero sfogo ai propri brutali istinti primitivi? Sul palco siamo legittimati a farlo, quindi non ci risparmiamo! La vita di tutti i giorni ci reprime anche troppo, durante i concerti possiamo liberare la bestia che è in noi.

Progetti per il futuro: pensi che tornerete in studio a breve per dare un seguito a Drawing The Lines? Continueremo a vedere i Nibelheim dal vivo?

Abbiamo alcuni pezzi nuovi e moltissime idee, quindi non passerà troppo tempo prima di tornare in studio, e sinceramente non vedo l’ora! Riguardo ai concerti, abbiamo moltissime date in programma, sto aspettando notizie più precise, dopodichè le pubblicherò nella sezione live del nostro sito http://www.nibelheim.it... Non vi libererete di noi tanto facilmente!

Siamo alla fine, concludi come vuoi l’intervista.

Grazie infinite a voi per lo spazio che ci avete concesso e grazie a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere fin qui…. vi lascio con il nostro urlo di battaglia.. INTO THE PIT…. ATTACK!

Intervista di Tamas Articolo letto 1963 volte.

 


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