Intervista Flash: Azrael
Azrael è il nome di un nuovo progetto che va ad inserirsi nella multiforme e tumultuosa scena metal italiana.
Jerico ha intervistato per voi i ragazzi del gruppo: sentiamo cosa hanno da dire!
Visto che siete alla prima intervista in questo sito, perché non presentate ai nostri lettori quando ed in che modo avete iniziato il vostro percorso nel mondo underground?
Per raccontarla bene bisogna tornare al 1988. Ale Arbocò, il nostro bassista storico, si mise ad appendere bigliettini nei negozi di dischi tra Genova e Recco cercando gente pazza quanto lui per tirare su una band heavy metal. Operazione analogica, pre-internet, pre-tutto. Dai quei bigliettini sono nati gli Azrael. Prima formazione con Luca Panizzi alla voce, Arbocò al basso, Alessandro Mortola alla batteria, Giulio Zerbo e Andy Lijoi alle chitarre. Concerti nei locali, prove a volumi che oggi sarebbero illegali, cover di Maiden, Metallica e Crimson Glory mischiate ai nostri pezzi. A fine '94 siamo entrati in letargo e per un bel po' ci siamo persi di vista. Poi la vita fa giri strani: Andy è tornato alla chitarra, attorno a lui si è costruita la formazione attuale, e finalmente nel 2026 esce il nostro primo EP ufficiale. Trentotto anni per pubblicare un disco. Se non è un record, ci va vicino.
Da quali generi e bands è influenzato il gruppo?
NWOBHM tutta la vita: Maiden, Saxon, Diamond Head. L'heavy classico dei Priest e degli Accept, che per noi è il vangelo. Sul versante più melodico e drammatico pesano parecchio Queensrÿche, Savatage, Crimson Glory e il repertorio di DC Cooper. Poi c'è un ingrediente che magari non ti aspetti ma per noi conta: le colonne sonore dei polizieschi anni '80. Quella tensione da inseguimento notturno ogni tanto si affaccia nei pezzi e ci piace tantissimo che ci sia.
So che potrebbe non essere facile farlo, ma potreste commentare il vostro ultimo lavoro?
Clockwork Abyss consta di cinque pezzi: Nemesys, Call Me Rover, Chinatown, My Lost Delight, No More Time. Registrato, mixato e masterizzato interamente da Edoardo Napoli, che oltre a essere una delle due chitarre si è smazzato tutta la parte tecnica. Autoproduzione totale, con tutti i vantaggi (decidiamo noi, tempi nostri, zero compromessi) e gli svantaggi (se qualcosa non suona a dovere la colpa è solo nostra). Non volevamo fare il solito disco "finto ottantiano" con le chitarre sporcate apposta per fare atmosfera retrò. Volevamo un suono genuino, grosso dove serve, rough dove ha senso. Chitarra armonizzata come vuole la tradizione, tastiere che colorano senza invadere, sezione ritmica che si incastra e porta avanti il brano nelle sue fondamenta. Chinatown è il singolo apripista perché è il biglietto da visita più indicato: riffing d'impatto ma sempre attento alla melodia, un ritornello che puoi cantare con la band, una parte di respiro intermedia che strizza l'occhio a quelle atmosfere cinematic di cui parlavamo prima. Di più non diciamo. Ascoltate e giudicate voi.
La scena metal underground è indubbiamente inflazionata da tantissmi gruppi, per cui (spesso) risulta necessario presentare delle composizioni che si facciano notare nel marasma delle varie scene musicali. Ritenete che le vostre canzoni abbiano da dire qualcosa in più o di diverso da quello che è già stato detto nell'affollatissimo mondo metal?
Rispondiamo con la massima onestà: non pensiamo di rivoluzionare niente e ci guarderemmo bene dal dirlo. L'heavy metal classico è un linguaggio scritto decenni fa da gente più brava di noi e noi cerchiamo semplicemente di parlarlo bene. Quello che possiamo portare sul tavolo è la nostra strada: una band nata nell'88, gente che quegli anni li ha attraversati davvero come ascoltatori e come musicisti, e che ora mette quell'esperienza dentro i pezzi in modo naturale, senza forzarlo. Nella scrittura cerchiamo di curare i dettagli, di evitare di fare le cose in modo forzato, di lasciare spazio ai pezzi nella loro interezza invece di riempirli fino all'orlo di riff o di qualcosa che ognuno vorrebbe infilare a tutti i costi. Se abbiamo qualcosa da dire lo dicono le canzoni, e poi decide chi ascolta. Noi ci mettiamo il cuore e l'impegno, il resto non dipende da noi.
Cosa pensate del panorama underground nazionale?
L'Italia ha sempre avuto una scena metal di qualità assurda rispetto alla visibilità che riceve, e oggi è esattamente così. Band serissime in ogni sottogenere, etichette indipendenti che fanno miracoli con due lire, webzine come la vostra che tengono in piedi l'informazione specializzata mentre i media grossi manco sanno che esistiamo. Certo, i problemi sono sempre gli stessi: il circuito live fa acqua, i locali chiudono uno dopo l'altro, organizzare una data costa più di quanto rende, e c'è una frammentazione per cui ogni micro-scena vive nella sua bolla e dialoga poco con le altre. Però il talento c'è, la passione pure. Chi dice che in Italia non si suona più niente di buono non sta ascoltando.
La carriera di un gruppo musicale (pur breve che possa essere) è sempre costellata di avvenimenti più o meno positivi. Cosa vorreste cancellare e cosa ricorderete per sempre della vostra esperienza di gruppo, dagli inizi inizi sino ad ora?
Cancellare... forse il letargo troppo lungo. Se potessimo tornare indietro, qualche anno di silenzio ce lo risparmieremmo volentieri. Ma non sempre scegli tu i tempi della vita. Qualche concerto disastroso con l'impianto che saltava e il locale mezzo vuoto ce lo teniamo stretto lo stesso, fa parte della gavetta. Cose che non dimenticheremo mai: i primi concerti di fine anni '80 e inizi '90, quello spirito DIY puro dove eri tu, gli amici, un impianto preso in prestito e la voglia di spaccare il mondo. Le persone che in quarant'anni sono passate per la band, ognuna ha lasciato qualcosa. E l'ultimo momento da incorniciare: quando in studio (casa di Edo) abbiamo ascoltato il master finale di Clockwork Abyss e ci siamo guardati in faccia con la stessa espressione di emozione mista a hype. Raga, dopo tutto 'sto tempo, ce l'abbiamo fatta davvero.
Come giudicate il veicolo Internet per la promozione della scena musicale?
Arma a doppio taglio, lo sappiamo tutti. Da un lato è una manna: una band autoprodotta oggi può finire nelle cuffie di uno in Giappone senza che nessuno gliel'abbia chiesto, Bandcamp ha restituito dignità economica alla musica indipendente, YouTube ti permette di piazzare un pezzo senza passare da nessun filtro. Dall'altro lato, siccome tutti possono pubblicare tutto, l'attenzione è la cosa più rara che esista. E l'algoritmo non premia chi scrive meglio, premia chi sa fare social. Così succede che band bravissime restino invisibili e progetti con meno skill ma con buon marketing viaggino di più. Internet è indispensabile, ma da solo non basta. Il concerto dal vivo e il passaparola vero restano cose che nessun algoritmo può sostituire.
Visto che ne stiamo parlando.... quanti CD originali acquistate ogni mese? E quanti ne ascoltate?
Dipende dal mese e da chi di noi stai chiedendo. In media, sommando tutta la band, siamo tranquillamente sopra la decina di dischi al mese tra fisico e Bandcamp. Ogni Bandcamp Friday qualcosa parte dalla carta di credito di qualcuno, è una consuetudine nonché legge statistica. Ascoltati tutti per bene? Onestamente no, come succede a chiunque: certi dischi finiscono nello scaffale in attesa del momento giusto, che magari arriva due anni dopo. Ma l'abitudine di comprare la musica che ci piace ce l'abbiamo, perché sappiamo benissimo cosa vuol dire stare dall'altra parte, soprattutto quando si va ai concerti. La regola è essere onesti: comprare solamente ciò che ci piace davvero, senza foraggiare false policy di facciata e, laddove qualcosa non convinca, esprimere l'opinione in merito (se richiesta) con rispetto e in modo costruttivo.
Cosa vuole fare il vostro gruppo da grande?
Da grandi? Beh un full-length di cui essere fieri. Clockwork Abyss è il primo passo, ma il full è l'obiettivo dichiarato. Vogliamo portare i pezzi dal vivo, perché l'heavy metal sul palco sta meglio che in cuffia. E vogliamo continuare a fare musica come vogliamo noi, senza inseguire mode, senza doverci rimodulare per piacere a qualcuno. Se intanto qualche etichetta con la testa giusta si accorge di noi, ben venga. Altrimenti andiamo avanti lo stesso, come abbiamo sempre fatto. Quello che conta è fare musica per piacere, non per arrivare a tutti i costi. Quello fa la differenza davvero.
Ok, ragazzi! Lo spazio a nostra disposizione sta per terminare, ma voglio lasciarvi carta bianca per l'ultimo messaggio. A voi la parola, siete liberi di esprimervi!
Grazie a Metalwave per lo spazio, davvero. Tenere in piedi una webzine metal seria in Italia nel 2026 è un reale atto di resistenza e lo sappiamo. A chi ha letto fin qui: Chinatown è già fuori come visualizer su YouTube, Clockwork Abyss esce su Bandcamp il 1° maggio in occasione del Bandcamp Friday. Cinque pezzi, zero riempitivi, heavy metal fatto come deve essere fatto. Dateci una possibilità, e se poi avete qualcosa da dirci (belle o brutte parole) fateci sapere, perché il feedback vero vale oro. Tenete alte le corna, supportate le band indipendenti comprando la loro roba, andate ai concerti, ma fatelo con sincerità: se una band non vi piace, diteglielo davvero, non campate scuse. Solamente così noi band miglioriamo davvero. Heavy metal is the law. Ci si vede in giro.
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