Intervista: Urgehal
Grazie alla Antidisco Squad e alla Altamira Events, avviene un evento imperdibile per gli appassionati del black metal dell’Italia Centrale: gli Urgehal a Roma, al Defrag, in tour per il ventennale del loro album più famoso, “Goatcraft Torment”, che a detta di chi scrive costituisce un esempio fondamentale di come miscelare ottimamente il suono black metal all’aggressività del thrash metal, per un risultato fatto DA gente PER gente che non ha mai scordato la seconda parola del genere trattato da questi ragazzi, cioè l’aspetto “metal”, l’aggressione musicale, la voglia di fare headbangings e moshpits tenuti su a suon di birra, chiodi, sudore e face painting in faccia misti a capelli e borchie. Il che non è poco, in un periodo come questo dove l’atteggiarsi va a coprire la vera attitudine di una band, e dove la rabbia, l’aggressione sonora e la grinta vengono rimpiazzate da filosofi improvvisati, storici e quant’altro con scenografie e abbigliamenti di vario tipo. Certo, ci sono bands valide di questo tipo e ovviamente un genere può evolversi in diverse direzioni (è così che un genere musicale si stabilizza e si diversifica), ma a volte ristabilire l’aspetto “Metal” del black metal serve, da cui secondo me il successo degli Urgehal e del loro “Goatcraft Torment”. E se questo avviene in una maniera credibile e personale, che surclassa i tanti wannabes, che ben venga.
Detto questo ti aspetteresti che i due rimasti degli Urgehal intervistati, Enzifer (Chitarra ritmica) e Uruz (Batteria), siano chissà che personalità over the top, ma invece il loro tono in questa intervista è sempre stato descrittivo e coi piedi per terra, frutto di musicisti che non l’hanno mandata a dire: hanno lavorato minuziosamente col materiale proposto da Trondr Nefas evitando fronzoli e dichiarazioni altisonanti, e sono riusciti a forgiare un loro sound. Tutto qua. E questo lo si nota anche nelle personalità dei due musicisti, con un Enzifer più modesto e tra le righe nel dire le sue opinioni, e un Uruz che invece più propenso a parlare degli aspetti tecnici, ma entrambi che puntano direttamente al sodo.
Buona lettura, cari lettori di Metalwave.
Buonasera ragazzi, e benvenuti nel Centro Italia. Come sta andando finora il tour?
ENZIFER: Abbiamo cominciato il tour ieri, a Milano. Tutto bene a parte qualche problema tecnico, ma ce la siamo cavata e nel complesso siamo comunque soddisfatti. Sai com’è, sono 2 o 3 anni dal nostro ultimo concerto per il tour dell’anniversario di Trondr Nefas, ed è sempre un po’ difficoltoso ripartire.
URUZ: Sì tutto bene, la sua chitarra ha avuto un po’ di problemi col sound, ma dal punto di vista esecutivo è andata molto bene (Enzifer annuisce, ndr).
ENZIFER: E poi tornare in Italia è stata una buona cosa, anche perché col precedente tour per l’anniversario di Trondr Nefas non fu possibile per noi venire qui perché non s’è trovato un promoter per far avvenire la cosa, o perlomeno non siamo riusciti ad accordarci sulle condizioni. E avremmo voluto, perché l’ultima volta è stato nel 2007.
Goatcraft Torment è sicuramente un album che impattato la cultura black metal mondiale. Secondo me è un album che, tra le varie cose, ha il pregio di essere "black metal da e per metalheads". Eravate coscienti quando stavate registrando l'album di aver creato un capolavoro, o il successo è stato inaspettato?
ENZIFER: No, non ragioniamo così, noi non cerchiamo mai di fare un album “di successo”, abbiamo semplicemente fatto ciò che sappiamo fare.
URUZ: Credo che il fatto è che quando cominci a suonare è una cosa, ma poi andando avanti cerchi sempre di migliorare, di fare meglio suonare meglio, fino ad arrivare al picco nostro compositivo, dopodiché o ti rinnovi ancora, o più o meno resti là. Per questo per noi “Goatcraft Torment” è stato senz’altro il nostro picco di ciò che al tempo potevamo fare, ma il consenso generale è stato qualcosa di inatteso.
ENZIFER: Sono d’accordo. Non abbiamo cercato per forza di suonare tecnici, componevano ciò che sentivano nostro. Album come “Through thick fog till death” o lo stesso “Goatcraft Torment” sono un po’ più ripuliti di sound rispetto al nostro primo album o “Atomkinder”, e la differenza l’ha fatta anche lo studio di registrazione. In passato era molto un “o la va o la spacca”, perché i mezzi non erano gli stessi, dovevi spendere molti più soldi per registrare e finivi quasi stordito per la quantità di musica da fare o risentire. Anche per questo “Goatcraft Torment” credo sia il migliore, non è né troppo grezzo né troppo ripulito, è la giusta via di mezzo.
E a proposito di questo, ho notato che con l’andare avanti nella vostra discografia le influenze thrash metal escono allo scoperto, e secondo me in “Goatcraft Torment” si sente palesemente. Siete fans di questo genere musicale? Ed è corretto secondo voi definirvi Black/Thrash Metal?
ENZIFER: No, per noi è Pure Satanic Black Metal, ma non escludo che ci sia stata qualche influenza dal Thrash o dal Death, quindi sì siamo fans del thrash metal.
INTERVISTATORE: Ne ero sicuro! (risate generali, ndr).
ENZIFER: D’altronde credo sia impossibile non portarsi dietro qualche influenza esterna.
URUZ: Lo stesso discorso si può fare per le parti più rock n roll che abbiamo. Non è che abbiamo “provato a mettercele”, è semplicemente successo perché quelle bands ci davano ispirazione. È stata una cosa naturale.
ENZIFER: Ovvio che era il nostro modo naturale di comporre. Non pensavamo di dover arrivare da qualche parte a livello di stile, almeno secondo me...
In un periodo in cui il black metal (almeno per me) sembra sempre più parlare di tematiche oscure non sempre comprensibili, politica, addirittura robe tratte da videogiochi, e il punto di vista religioso è trattato poco, "Goatcraft Torment" comincia con la perentoria frase "This is Satanic Black Metal!". Una provocazione verso qualche mindset, una dichiarazione della vostra attitudine, il vostro credo religioso o che altro?
ENZIFER: È il nostro motto. “Satanic” può significare tante cose per molti, per noi è simbolo di libertà, è l’attitudine dell’album che diamo in full package, ed è qualcosa di cui al tempo eravamo molto dentro (Uruz annuisce, ndr). Oggi siamo molto più vecchi, ma quando risento “Goatcraft Torment”, quella vena, quello status sono qualcosa che è ancora presente e tangibile in me e negli altri ragazzi.
URUZ: Più o meno per me è la stessa cosa. Siamo una band anti-religiosa, per me la religione è una cavolata, così come non siamo una band politicamente schierata e rispondiamo di no a quando ci dicono che siamo una band nazi. Il nostro credo è che per noi la religione è una stupidaggine, e non è una questione di colore della pelle, è proprio una questione del fatto che se sei religioso, è un tuo problema.
INTERVISTATORE: Come dite nella canzone, “Antireligiøs”.
URUZ: Precisamente, è l’ideale in cui siamo convinti.
Passiamo a parlare di Trondr Nefas. Cos'era lui dal punto di vista ideologico e religioso negli Urgehal?
ENZIFER: Era uno con il suo stile di vita alla MayheM. Non so come spiegartelo, te l’avrebbe dovuto spiegare lui stesso. Io personalmente credo che lui era un genio (Uruz annuisce, ndr), in tutto ciò che faceva ci si dedicava moltissimo.
URUZ: Però era anche uno molto misantropo e anti religioso, e già questo la dice lunga su di lui.
ENZIFER: Già, lui poteva essere la persona più schiva e “necromisantropica” al mondo (autocitazione al loro brano “Nekromisantrop”, ndr), ma poteva anche essere la persona più gentile e composta mai vista. Certa gente lo apprezzava, ma certi altri lo vedevano come un nemico.
INTERVISTATORE: Quindi un bravo tizio, ma con evidenti lati oscuri.
ENZIFER: Sì senz’altro, assolutamente.
Sempre rimanendo su Trondr Nefas, al tempo come veniva composto un brano degli Urgehal? Era lui il principale compositore della band e/o il paroliere?
ENZIFER: Sì, era lui quello più dedicato al processo di composizione. Con “Goatcraft…” credo sia stata più una cosa 50/50…?
URUZ: Non esattamente, si cercava sempre di scrivere metà noi e metà lui, ma poi usciva sempre fuori che Trondr aveva composto molte più canzoni nel frattempo (Enzifer annuisce, ndr), così avevamo molto più materiale da selezionare e trattare, così succedeva che univamo più pezzi, e uscivano i brani in questo modo.
ENZIFER: Yeah, tanto è vero che per “Goatcraft…” abbiamo registrato senza alcun clic, la maggior parte delle cose che abbiamo fatto le abbiamo registrate live in studio. Prima registravamo le chitarre, e quando registravamo la batteria, le chitarre anche suonavano in studio.
URUZ: E per il processo di composizione e arrangiamento, ci mettevamo per una notte su di un riff e cercavamo l’arrangiamento migliore e la parte di batteria più adeguata, cosicché poi ci vedevamo, facevamo prove a manetta, e in questo modo quando ci vedevamo per registrare, il brano già ce l’avevamo pronto da registrare live in studio. A quel tempo davvero facevamo un album in una settimana (Enzifer annuisce, ndr), perché c’era la fila di bands che dovevano registrare lunga metà anno, e così doveva per forza essere tutto pronto.
ENZIFER: Sì perché il tempo con cui potevamo stare nello studio era limitato.
URUZ: Sì, e poi facevamo così anche perché il sound doveva uscire bene. Pertanto, in quella piccola finestra di tempo non potevamo certo ambire alla perfezione assoluta, e quindi dovevamo fare tutto in tempo rapidissimi.
ENZIFER: Yeah, ma per tornare alla tua domanda, Trondr era molto una ispirazione per me, perché lui era molto più bravo di me alla chitarra, e mi ha insegnato così tanto... Se oggi fosse ancora vivo, di sicuro avrebbe continuato a darmi tanti spunti, trucchi e consigli per fare le cose per bene.
URUZ: E inoltre, aveva tante altre influenze che mostrava con altre bands. Era un genio, un vero genio.
ENZIFER: Vero. Per esempio, conosci l’altro suo gruppo, Angst Skvadron?
INTERVISTATORE: Sì, certo.
ENZIFER: Ecco, lui riusciva a collaborare con tante altre bands, tipo i Beastcraft, tra l’altro.
INTERVISTATORE: Quindi si adattava bene.
ENZIFER: Certo! Non come me, che faccio prevalentemente Black Metal, perché è la cosa che a me interessa maggiormente.
Ok, quindi proseguendo il discorso, come continua l'eredità culturale e musicale degli Urgehal? Credo che i Vulture Lord possano proseguirla, almeno in parte. Siete d'accordo con ciò che dico? Avete intenzione di puntare su questa band in futuro?
ENZIFER: Ah non saprei, il fatto è che il loro cantante, Sorath Northgrove (anche cantante live per gli Urgehal dopo la dipartita di Trondr Nefas, ndr) non credo abbia interesse a trasformare i Vulture Lord in una band totalmente attiva per i concerti.
URUZ: Yeah, forse in occasioni speciali come questa sì, ma il fatto è che è una band in cui i membri suonano già con altre bands che sono già attive da live. Alcuni di noi e dei Vulture Lord suonano con gli Endezzma, Malphas (chitarrista solista per i live degli Urgehal, ndr) coi Carpathian Forest, senza contare i Beastcraft di Sorath. E poi è pure il fatto che senza Trondr non ce la sentiamo di tornare come una band attiva da live. Possiamo farlo per qualche ricorrenza, ma in generale essere attivi no, non sarebbe la stessa cosa. Non possiamo fare finta che con la dipartita di Trondr Nefas alla fine è come se non fosse successo niente.
ENZIFER: E poi, è già tanto che siamo riusciti a completare non senza difficoltà l’album postumo degli Urgehal. Almeno io la penso così.
È curioso che questo tipo di black metal con una forte influenza thrash metal che fa suonare tutto molto arrabbiato e veloce viene da gruppi come voi, Tsjuder, Aura Noir, Vulture Lord, bands norvegesi, invece che da bands latine, che normalmente suonano o hanno un’attitudine più gasata e over the top. Come mai questo? Il thrash metal ha subito un revival, ai tempi?
ENZIFER: Eh, dev’essere il clima…
URUZ: Eh sì, durante l’inverno ci arrabbiamo per via del fatto che il tempo e il clima non ci permettono di fare granché, d’altronde come puoi, se fuori ci sono -10 o -12 gradi? E noi non viviamo nelle montagne, noi siamo in campagna a 1 ora da Oslo, però a volte è perfino impossibile capire che ora è per via del fatto che c’è troppo sole o troppo buio durante le 24 ore giornaliere.
ENZIFER: Poi certo, ci sono nazioni latine come la tua che hanno bands che sono altrettanto rabbiose...
URUZ: Sì, ma quello è per il caldo! (risate generali, ndr)
ENZIFER: Ma comunque sì, la chiave forse è data dal fatto che il clima è proibitivo. Non sempre influisce sulla psiche, ma sul fatto che ti girano perché non puoi fare granché senza difficoltà, quello sì.
Passiamo ora a parlare della vostra strumentazione. Sembrerà triviale, ma reputo interessante che dei veterani blasonati come voi diano dei suggerimenti per orientare le nuove leve che vogliono introdursi a suonare Black Metal. Sappiamo che suonavate e suonate tuttora chitarre Jackson. Le trovate migliori per questo genere musicale? Che tipo di pedali usate? E in caso contrario, che chitarre preferite o consigliate per fare black metal?
ENZIFER: Non credo serva qualcosa di specifico per suonare Black Metal. Al giorno d’oggi non è come in passato, perché ci sono molti marchi che sono buoni e comunque le differenze degli strumenti si sono assottigliate. Anche ai tempi che furono, quando avevamo chitarre economiche come la mia prima, una Kramer molto economica, però andava bene, funzionava ed era a posto. Quindi l’importante è trovare qualcosa che vi piace come suona e ci state comodi. Poi ovviamente fateci un sacco di prove e di suonate, tanto la qualità dello strumento non importa tanto nel Black Metal. Io stesso non mi considero un buon chitarrista. Quindi come detto, trovate qualcosa a un prezzo che vi potete permettere e con cui suonate a vostro agio, anche usati. Stessa cosa per i pedali: se va bene con la band che avete, va bene.
INTERVISTATORE: E per quanto riguarda la batteria, pelli, piatti e pedali?
URUZ: Quanto tempo abbiamo a disposizione? (risate generali, ndr). Personalmente, sono più in fissa con la strumentazione, ma sono d’accordo sul fatto che non devi comprare qualcosa di astronomico, cominciate con qualcosa che vi potete permettere e che suona bene, e avete risolto. Magari qualcosa di fascia media, usato in buone condizioni e non nuovo, poi suonate con una band e non solo per voi. Sui pedali, è una questione di gusto personale, tipo come sono i pedali, con trigger o senza, cose così. Trovate il vostro stile che sapete suonare e affinatelo; del tipo, con una band ho dovuto imparare a colpire i piatti un po’ meno forte, sennò quando suoniamo tutto ciò che si sente sono i piatti. Pertanto, è una questione di suonare con una band e affinare il vostro stile, invece di perdere tempo con strumentazioni eccellenti senza poi saperle suonare. E oltretutto, lasciate stare gli strumenti signature. Vanno bene se avete una cover band, ma per il resto, neanche loro usano quegli strumenti quando sono in studio a registrare.
In quanto veterani, vi chiedo: immaginiamo che un ragazzo che vuole fare black metal si presenta da voi. Dite 3 cose che la sua band deve obbligatoriamente avere per fare questo genere, e 3 cose che non dovrebbe assolutamente avere.
ENZIFER: Dedizione, creatività e voglia di fare tante prove.
URUZ: Più o meno son d’accordo con lui, però sottolineo il fatto che se hai una band, allora devi fare il tuo lavoro, le prove, aiutare, comporre eccetera. Non esiste che accetti di far parte di una band, ma lo fai solo per raccontarlo in giro. Don’t show off. E ne ho di storia da raccontare su gente così... Inoltre, non devi cercare di impressionare nessuno, non serve che vai a bruciare le chiese, fai la musica che vuoi e che ti rispecchia maggiormente, e non fare cavolate in giro.
ENZIFER: Sulle cose non da fare, direi che è più o meno l’opposto di ciò che abbiamo detto finora, suona con della gente e non solo per te stesso... (pausa di riflessione su cos’altro dire sull’argomento, ndr).
URUZ: Non fare il poser.
ENZIFER: Ah, giusto (risatina tipo “ancora questa parola va in giro?”, ndr). Vabè, questo penso sia tutto.
Conoscete bands black metal o thrash metal italiane che stimate?
ENZIFER: Beh certo, ovviamente mi piacciono i Mortuary Drape, e poi cose più Black/Death o anche del tutto Death Metal come i Dead Congregation (che sono Greci di Atene, ndr). Forse ce ne sono altre, ma al momento non me ne viene in mente nessuna.
URUZ: Non mi viene in mente nessuna band.
A voi le ultime parole famose.
ENZIFER: Grazie per venire ai nostri show, dopo tanti anni è bello vedere che abbiamo lasciato qualcosa e che la gente onora la memoria di Trondr, per noi è importante, siamo gente umile e molto per la regola “tratta gli altri come vorresti essere trattato tu”. Almeno questo è ciò che proviamo quando incontriamo i nostri fans.
URUZ: Stessa cosa per me, grazie per l’intervista.
INTERVISTATORE: Ok, grazie ragazzi, abbiamo terminato. Possiamo farci una foto insieme?
ENZIFER: Certo, come no. La foto la facciamo con o senza le nostre pizze della cena (risate generali, ndr)?
Altre Immagini
Intervista di Snarl Articolo letto 310 volte.
Articoli Correlati
News
Recensioni
- Spiacenti! Non sono disponibili Recensioni correlate.
Interviste
- Spiacenti! Non sono disponibili Interviste correlate.
Live Reports
- Spiacenti! Non sono disponibili Live Reports correlati.
Concerti
- Spiacenti! Non sono disponibili concerti correlati.



